I rami stiracchiati contro il cielo, il rombo dell’ingorgo, i cartelloni lampeggianti, il vento che precede un temporale.
E poi occhi e sorrisi e strette di mano. Ricordi impetuosi. Affinità, intimità, condivisione.
Alla fine tutto questo. In un abbraccio.
Mentre mi allontano le luci dell’aeroporto sono una magia.

Soundtrack: Nick Drake, At The Chime Of A City Clock

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Se solo sabato avessi potuto fermare il tempo.
Afferrare in eterno l’istante in cui mi riempivo gli occhi del tuo volto, di quel che tu, vero, sei nella vita vera.
In cui m’addolcivo il cuore con la tua voce, il tuo sorriso, il tuo calmo incedere nel mondo.

Le onde sono ancora alte. Ogni volta è così.
I giorni scivolano rapidi, come una corrente, eppure sembrano non passare mai.
Tutto di te soffia nelle grotte del mio spirito, tutto mi riporta al nostro incontro, anche se i ricordi si allontanano.

Sono in esilio, sono in terra straniera.
Lontana da me stessa vado in cerca di parole che trattengano le immagini e facciano più dolce lo schiaffo dell’acqua sulla riva.

Soundtrack: Rhapsòdija Trio, La bella del reame

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alla fine chi sono

la mia finestra
gli alberi
la signora dei gatti
l’intonaco delle stanze
le piastrelle scheggiate
il fiume che si trascina il cielo
le nuvole capovolte
la lentezza del fumo
che sale

parole dentro i libri
allineati sugli scaffali
parole sui quaderni
chiusi nei cassetti
frasi sulla lingua
che si compongono nel cuore
prima di spiccare un volo
di pensieri

queste
mille altre cose ancora
senza nessuna importanza
una mappa mentale
di me
che si disegna con gli anni
che continuamente rigiro
tra le mani
cercando il punto cardinale
che manca

ma poi alla fine
dimmelo pure
un po’ tu
come mi vedi

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Se solo ieri fossi venuto con me, a camminare sui miei sassi, a guardare le mie onde, ad ascoltare i miei pini, a nominare le costellazioni dietro il convento dei frati.

Ma non ci sei venuto dieci anni fa. Non ci sei venuto ieri. E non credo che ci verrai mai.

L’universo del reale e quello del possibile corrono paralleli, solo raramente s’intersecano. Quasi mai per volontà nostra.

Così resterai ciò che sei per me, ciò che sei sempre stato e sempre sarai.
La strada che non ho preso, la vita che non ho vissuto.
Perché non basta sceglierla, la realtà, deve soprattutto accadere.

Ma il vero te, che ogni tanto nel desiderio si smarrisce per quell’altro, il vero te rimane. E mi è vicino.

Domani calpesteremo altri sassi, guarderemo i vortici nella corrente del fiume, ascolteremo i pioppi sulla riva, nomineremo le stelle dal balcone della mia casa silenziosa.

Non confondo più il reale col possibile.
Ho il tuo bene. Così come sei, per quello che sei.

Mi piego alla forza che ci lega nonostante ciò che non è stato, grazie a ciò che è stato, a ciò che deve ancora venire, per quanto il futuro ci darà.

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Intanto mi fermo ad ascoltare
il jeans che ricade, morbido
lungo la gamba e sulla scarpa
mentre muovo il passo:
mi sorprendo della perfetta
architettura che presiede
la mia vita.
Poi la tecnologia
d’esistere s’inceppa:
m’impressiono a domandarmi
e la malinconia
s’allunga senza scopo.

Certi romanzi vanno letti
sotto un cielo livido.

27.4.1996

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Il fiume s’imbeve
della pace del mattino,
cataste di legna
e voci.

Un fischio, lontano.
“Viale Rimembranze
Alla Strada Ferrata”:
una piccola tomba con un fiore
di stoffa
e un lumino acceso.

Poi nulla.

aprile 1986

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Le tredicenni la fanno facile
affidando gli affanni
ad un foglio verdino

e dentro ci sei tu
o Leonardo Di Caprio
- che importa? -

del resto non fa differenza
ciò che conta per loro
non è la presenza o l’assenza

A me invece
gli anni diventano gravi
proprio non riesco a dimenticarli

i passi li rendono ampi
e a contarli
mi smarrisco: adesso mi manchi

perché mi ricordi quell’altro
ch’è via come te
ora che sei partito

Perché nuovamente c’è un lutto
un rimpianto per quello ch’è stato
per ciò che non abbiamo detto

O forse non abbiamo capito

26.4.1998

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Piove a dirotto.

Guardo le gronde vomitare acqua.
I camion schizzare fango dalle pozzanghere.

Leggo.

Ascolto l’aria entrare nei polmoni.
Cercare d’espandersi con un sibilo.

Prendo appunti per poesie future. Chissà.

La poesia salva la vita.

Non riesco a pensare.
Non riesco a scrivere altro.

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“Pensavamo che l’Italia fosse ‘Yes we can’ e invece ha vinto ‘tiriamo fuori i fucili, grunt’.”
Leonardo, Forse Dio è malato

Il merito è senz’altro di questa azzeccatissima propaganda elettorale.

Sto seriamente meditando, per la prima volta dopo che ho compiuto diciott’anni, di entrare in politica.

A ciascuno il suo fucile.

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Io e te, seduti sotto un cielo d’aprile.

Il privilegio del tuo affetto. E di poter essere me stessa.

Tu vali ben di più di quanto sei disposto a credere.

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[L'articolo originale è stato aggiornato dopo la pubblicazione: consultalo.]

Se qualcuno me l’avesse proposto anche solo una settimana fa gli avrei riso in faccia. Ma, ora come ora, l’idea di votare Italia dei Valori sta cominciando a sembrarmi non del tutto disprezzabile.

Dopo le mie ricerche ho constatato che i candidati di Di Pietro sono mediamente persone piuttosto giovani, provenienti da liste civiche, che tutt’al più hanno ricoperto incarichi in province e comuni. Noto anche una discreta presenza di donne.

IdV non ha condannati nelle sue fila, un solo inquisito, subito sospeso, indagato per illeciti commessi al tempo in cui militava in un altro partito.

Non mi risulta che l’Antonio abbia combinato grossi danni. Inoltre è uno che con la rete “c’azzecca” più di altri. Ne condivido in gran parte il programma e mi pare stia portando avanti interessanti proposte di legge.

Smentitemi prima che sia troppo tardi.

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Altra visitina al pronto soccorso, la gola è come piombo fuso, in cui mi accoglie l’infermiere di un anno fa.

Ritorno all’ospedale il giorno dopo.

Attendo nella sala che durante la polmonite m’era sembrata il tetto del mondo ed ora è solo squallida. La primavera splende tutta oltre i vetri opachi.

Il cortisone mi rimette abbastanza in sesto da poter partecipare alla festa di anniversario, ieri. Al pranzo con gli amici, alle capriole dei cuccioli sulla spiaggia in riva al Po.

Manchi, come sempre. Manca il tuo sigaro e anche il mio, oggi, in un giorno di cristallo in cui tira un vento teso, da molo di Marina. Non si fuma dopo la colata di piombo.

Dicono che domani pioverà. Pioverà tutta la settimana.

Non vedo l’ora che sia domenica.

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Eppure sei qui
schiacciato alla terra dai sassi
mai vinto, indomito
cavaliere di mute battaglie.
Ancora si legge uno sfregio
nel tronco
ancora brandisci la spada.

aprile 1988

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Premesso che considero il voto un dovere, oltre che un prezioso diritto, se non altro per il sangue che è costato conquistarlo, mi permetto di indicare come mi sto muovendo in vista delle prossime elezioni politiche.

In linea di massima ho in testa questo decalogo, che Io voto libero ha pubblicato per la Calabria, ma mi pare possa adattarsi tranquillamente all’Italia tutta.

Quindi, innanzitutto, mi sono informata sui candidati dei vari partiti nelle mie circoscrizioni elettorali.

Per sapere quali sono le mie circoscrizioni (non me lo ricordavo) sono andata sul sito di Openpolis, ho inserito il mio Comune di residenza e aperto i risultati di Camera e Senato.

Per conoscere i nominativi ho invece consultato rapidamente Elezioni Italia, che offre una pagina riassuntiva con l’elenco dei candidati e i link ai programmi o alle pagine web dei partiti.

Mi interessava inoltre sapere come si erano comportati gli eletti nella passata legislatura ed è stato ancora Openpolis a venirmi in soccorso.

Ho inserito il nome del politico in questa maschera di interrogazione e dato uno sguardo all’attività parlamentare già svolta, per capire se meritasse di essere riconfermato o meno.

Ho così individuato una rosa di possibili partiti, tra i quali, nei prossimi giorni, cercherò di scegliere.

Come si sa l’attuale legge elettorale è un discreto pasticcio.

Quindi, per chiarirmi le idee, sono partita dalle pagine web del Governo Italiano, che ha predisposto un dossier intitolato Elezioni 2008, istruzioni per l’uso.

Ho trovato ulteriori approfondimenti nell’opuscolo Informati al voto (qui l’indice degli argomenti), scaricabile dal sito del Ministero dell’Interno nell’ambito dello speciale elezioni 2008.

Ho letto con interesse anche queste due riflessioni di Gennaro Carotenuto: L’arte di votare al tempo del Porcellum e Il caso pratico dell’Umbria, utili soprattutto a chi, come me, desideri contrastare l’avanzata di Berlusconi.

Ritenendo che la strada suggerita da Carotenuto potesse avere una sua validità, sono andata a spulciarmi i risultati delle precedenti politiche nella mia circoscrizione.

Ovviamente tutti i dati, sia per la Camera, sia per il Senato, si trovano sulle pagine del Ministero dell’Interno. (Io ho consultato Camera Collegio Lombardia 1 e Senato Lombardia.)

Due ultime considerazioni.

La prima.

Circolano molte leggende metropolitane circa l’utilizzo delle schede bianche o nulle. Sono bufale.

I conteggi vengono effettuati sulla base dei voti validamente espressi e non sul numero dei votanti. Quindi schede bianche e nulle non vengono attribuite a nessuno.

Al limite, una scheda bianca è più a rischio di brogli di una nulla, perché sulla bianca è possibile tracciare un segno da parte di chi la maneggia, ma per il resto sono del tutto equivalenti. Né le bianche, né le nulle rientrano nel computo dei voti.

La seconda.

Numerosi appelli in rete invitano a recarsi alle urne, ritirare le schede ma non riconsegnarle, facendo mettere a verbale del seggio la propria contrarietà all’attuale sistema elettorale o alla scarsa rappresentatività dei nostri politici.

E’ una posizione che, a mio parere, ha poco fondamento. Oltre che pericolosa per l’elettore.

Le Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali, infatti, fanno riferimento alla verbalizzazione di reclami e proteste presentati solo ed esclusivamente in ordine a irregolarità nello svolgimento del voto o irregolarità nell’attribuzione dei voti durante lo spoglio.

Inoltre vi si dice chiaramente:

§ 7. — Poteri di polizia spettanti al presidente dell’Ufficio elettorale di sezione. “Il presidente può disporre (…) che gli elettori, i quali indugino artificiosamente nell’espressione del voto, o che non rispondano all’invito di restituire la scheda riempita, siano allontanati dalle cabine, previa restituzione della scheda stessa, e che siano riammessi a votare soltanto dopo che abbiano votato gli altri elettori presenti. Di tali decisioni del presidente è dato atto nel processo verbale (art. 44, ultimo comma, del testo unico n. 361).”

§ 63. — Caso in cui l’elettore indugia artifi ciosamente nell’espressione del voto. “Il caso dell’elettore che indugia artificiosamente nell’espressione del voto è disciplinato dall’ultimo comma dell’art. 44 del testo unico n. 361. La valutazione circa l’intenzionalità dell’indugio dev’essere fatta dal presidente, tenendo presente il tempo che occorre per esprimere il voto. Non è ammissibile che tali operazioni si prolunghino più dello stretto necessario, con l’eventuale effetto di ritardare o di congestionare le operazioni di votazione degli altri elettori. Le schede, restituite dall’elettore che ha indugiato artificiosamente, e che non contengono alcuna espressione di voto, devono essere annullate. In sostituzione di ognuna di esse, verrà subito introdotta, nella scatola, una scheda autenticata, prelevata dal rispettivo pacco di quelle residue.Accanto al nome dell’elettore, sarà fatta un’apposita annotazione. L’elettore che ha artificiosamente indugiato non sarà riammesso a votare se non dopo che abbiano votato tutti gli elettori presenti (citato art. 44, ultimo comma). (…)”

§ 65. — Caso in cui l’elettore non restituisce la scheda consegnatagli dal presidente. “Dell’omessa restituzione della scheda, deve farsi speciale menzione nel verbale, con l’indicazione del nome dell’elettore (art. 58, quinto comma, del testo unico 30 marzo 1957, n. 361). Analoga annotazione va fatta nella lista sezionale, accanto al nome dell’elettore, affinché se ne possa tenere conto all’atto del riscontro del numero dei votanti con il numero delle schede autenticate (art. 67, n. 3, del testo unico n. 361).”

§ 66. — Caso in cui l’elettore non riconsegna la matita usata per l’espressione del voto. “Anche della mancata restituzione della matita dovrà farsi speciale menzione nel verbale della sezione, con l’indicazione del nome dell’elettore. Il presidente avrà cura di denunciare all’autorità giudiziaria gli elettori di cui al precedente ed al presente paragrafo, per la conseguente applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie, stabilite dall’art. 110 del testo unico n. 361.”

Mi pare non ci sia altro da aggiungere.

Grazie per la pazienza.

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[Già pubblicato in forma di bozza con il titolo di Appunti, VIII]

niente di speciale
a dire il vero
occhi bocca e muscoli
come un cuore che pulsa
con il fuoco della carne

ogni tanto nella carne
s’incendiano parole
che la mano dimentica
sul foglio

ma forse quelle pure
sono in prestito

portate dai gabbiani
lungo il fiume
da altri litorali
ben più ampi
con più profondi spazi

con onde lunghe piene d’alghe
che la memoria tiene
fila che s’intessono
a trama della vita

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Il primo aprile di cinque anni fa mi hai presa in moglie.
Gli amici che avevamo invitato ci telefonavano per chiederci se fosse uno scherzo.
Ma non lo era. E non è stato uno scherzo vivere con me.
Io festeggio ogni giorno il nostro anniversario. Ogni giorno che la vita mi regala per svegliarmi ancora accanto a te.

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