Blog e social network, anziché aumentare il pluralismo e il contraddittorio, porterebbero l’individuo a chiudersi “nel guscio dei suoi interessi attuali, senza esporlo mai ad altre informazioni e ad altri punti di vista”.
E’ la tesi di un saggio di Cass Sunstein, intitolato Republic.com 2.0, di cui parla diffusamente Franco Carlini su VisionPost di sabato scorso.
Che abbia ragione Elton John?



10 comments
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Martedì 7 Agosto 2007 a 12:47
Gianluca
Secondo me è il “digital divide” che preoccupa di più.
Internet dovrebbe essere reso a disposizione a tutti … un po’ come la televisione.
Buone vacanze!
Martedì 7 Agosto 2007 a 14:44
filosoffessa
Quello del digital divide è un problema che, come sai, mi sta molto a cuore.
Ci sono ancora porzioni infinitamente estese del nostro territorio dove accedere a Internet è frustrante se non, di fatto, impossibile.
Ci sono ancora moltissimi siti il cui contenuto non è accessibile.
Ci sono ancora troppe persone che, semplicemente, non conoscono o non sanno usare gli strumenti del web. E quest’ultimo è un aspetto che mi tocca non solo come individuo, ma anche come professionista dell’informazione.
Però non si può negare che la selezione delle informazioni operata a monte da sistemi che offrono la possibilità di “personalizzare” i contenuti Internet (MyYahoo o i feed che ho inserito nel mio aggregatore, solo per fare due esempi) e il sistema di relazioni tra i blog (per cui si tende a seguire e commentare ciò che scrivono persone che hanno idee affini alle nostre) possano rischiare di impoverire, anziché arricchire, il ventaglio di notizie cui siamo esposti.
Mi piacerebbe leggere degli studi al riguardo.
Mercoledì 8 Agosto 2007 a 21:35
demone
Anche se le esperienze personali non fanno statistica, io dissento formalmente
Ci sono studi più o meno noti che dimostrano che nella rete nessun pagina è “distante” dalle altre, ma tutte sono collegate da un numero finito di link. In realtà Internet non fa altro che aprire nuove porte e nuovi interessi. Ad esempio io passando di qua stasera mi leggero anche i link del tuo post…
Il rischio potrebbe essere un altro. Quello di abituarsi ad un mondo ordinato e sostanzialmente corretto che potrebbe per molti essere migliore di quello in 3d… Ma questo probabilmente è un altro discorso.
p.s. Con tutti il rispetto parlando, Mr. Elton John farebbe meglio a non sparlare di una cosa che evidentemente non comprende fino in fondo
Giovedì 9 Agosto 2007 a 9:47
filosoffessa
Mi fa piacere che qualcuno dissenta, caro demone, altrimenti contribuiamo proprio a dimostrare la tesi che vuoi confutare e cioè che, stringi stringi, i blogger “se la cantano e se la suonano” tra di loro.
Conosco la teoria dei “sei gradi di separazione” e ho letto con grande interesse Link, di Barabasi, che mi ha tenuta avvinta quasi come un romanzo.
Ciò non toglie che il timore manifestato da Sunstein mi pare possa avere un minimo di fondamento.
Tenersi informati è un vero e proprio lavoro.
E seguire i link dei post, per quanto stimolanti possano essere, può diventare semplicemente troppo lungo per le nostre disponibilità di tempo.
Ecco perché la selezione “a monte” delle notizie, operata dagli aggregatori, diventa essenziale.
Ma questo ci fa correre il rischio di non imbatterci mai in news che non rientrano nei nostri specifici interessi, con conseguenze pericolose per la formazione di opinioni, lo scambio di confronti, la crescita del senso critico.
Il digital divide è anche questo.
Quella del “mondo ordinato e sostanzialmente corretto”, invece, me la devi spiegare.
Quanto al buon Elton: il mio riferimento a lui era una battuta, la sua sparata un modo di far parlare di sé. Sembra che ultimamente sia un po’ in calo di audience…
Giovedì 9 Agosto 2007 a 22:16
demone
…” me la devi spiegare”
Per come la vedo io internet è piuttosto ordinata nel senso che basta saper cercare e si riesce a trovare qualsiasi cosa. Basta evitare le “zone” troppo “sbrilluccicanti” e togliere un po’ di pubblicità invadente.
La correttezza è una conseguenza. La parte di rete che frequento io non urla, non cerca lo scontro o l’offesa accetta le idee e le confronta. Ovviamente non è generalizzabile ma anche nella vita in fondo è così.
Venerdì 10 Agosto 2007 a 16:03
filosoffessa
Uh uh, che il web è ordinato e che ci puoi trovare qualsiasi cosa a una bibliotecaria non lo dovevi dire!
Con tutta la fatica che facciamo noi a catalogare le informazioni secondo metodi scientifici, riconosciuti internazionalmente e interscambiabili quanto a formato dei dati…
Il social tagging e le folksonomies forse sono il futuro, ma prima che divengano “scienze”, ammesso che ciò sia possibile, ce ne corre.
E la tua frase “la parte della rete che frequento io” sembra dare ragione al buon Sunstein, non credi?
Sabato 11 Agosto 2007 a 16:13
demone
No, no lo credo
Nel senso che “la parte della rete che frequento io” non è limitata per argomento o per affinità con le mie idee. Non ci sono argomenti da filtrare a priori ma solo scelte sul modo in cui ricevere l’informazione.
Oggi va molto la comunicazione video, da Youtube in giù. I 56 k della mia connessione (molti meno quelli effettivi) però me ne tengono lontano. Similmente non amo forum o chat perchè troppo “disordinate” rispetto al mio modo di vedere le cose. Ma anche in questo caso non filtro i contenuti ma solo lo strumento che è stato scelto per diffonderlo.
Però, come ho detto all’inzio, tieni conto che io non faccio statistica
Lunedì 13 Agosto 2007 a 17:24
filosoffessa
Grazie, demone, che accetti le provocazioni, almeno si può discutere un po’…
Anch’io non faccio statistica, ma, inevitabilmente, “filtro i contenuti” a seconda dei miei interessi e non ci credo proprio che per te non sia così.
Lunedì 13 Agosto 2007 a 22:24
demone
Ma certo che è così….
Però applico al web gli stessi criteri che applico altrove. Se un programma tv non mi interessa (e capita spesso) cambio canale. Se una conversazione non mi coinvolge mi defilo con la massima discrezione possibile.
Quello che voglio dire è che i contenuti si scelgono non solo sulla base dei propri interessi ma anche in funzione del modo con cui sono presentati.
La differenza, dal mio punto di vista, è però legata al fatto che, volenti o dolenti, l’ipertesto (parolone ormai desueto) apre continuamente nuove angolazioni e quindi di certo non riduce le possibilità di un visitatore. Questo rischio è enormemente più alto per coloro che non hanno accesso alla rete e che quindi ricevono informazioni da un numero molto più limitato di fonti a loro volta piuttosto omologate nella posizione da assumere.
Mercoledì 15 Agosto 2007 a 13:22
filosoffessa
“I contenuti si scelgono non solo sulla base dei propri interessi ma anche in funzione del modo con cui sono presentati.”
Allora devo dire che sono particolarmente lieta di averti qui.