Ben conoscono i Papi la frase latina “Nel nome, l’uomo”.
Infatti quando vengono eletti scelgono un nome nuovo, che è già, di per sé, un programma di pontificato.
Papa Luciani volle chiamarsi Giovanni Paolo I, intendendo proseguire l’opera conciliare di Giovanni XXIII e Paolo VI. Purtroppo durò solo 33 giorni.
Il suo successore, intelligentemente, scelse di chiamarsi Giovanni Paolo II, anche se, forse, era meno aperto di Luciani su alcune questioni…
Oggi abbiamo Benedetto XVI.
Quale tradizione prosegue?
Benedetto XV, di cui continua la “serie”, fu il Papa della prima guerra mondiale.
Impegnato per la pace e la neutralità della Chiesa in tempo di guerra, lavorò per favorire il concordato tra Stato e Chiesa, ma fu anche un fedelissimo dell’ortodossia e strenuo nemico del modernismo. Perfino il futuro Giovanni XXIII, in sospetto di essere troppo progressista, se ne dovette difendere.
Per risalire a Benedetto XIV dobbiamo retrocedere al1740, anno in cui fu eletto dopo sei mesi di conclave.
Senza nulla togliere ai suoi meriti (tra l’altro riabilitò molte opere finite all’Indice, ad esempio alcune sulla teoria copernicana), voglio solo ricordare che, a differenza dei predecessori, impose ai missionari di condannare i costumi religiosi (dei popoli da convertire, naturalmente) considerati superstiziosi dalla Chiesa.
Mi fermo qui.
Chi sarà e cosa farà Benedetto XVI lo vedremo.
Intanto posso dire che la sua “campagna elettorale” non è stata incoraggiante, con quel discorso contro il relativismo religioso pronunciato durante la messa pre-conclave.
A questo punto mi chiederete a me che me ne frega delPapa, visto che sarò pure religiosa, ma certamente non cattolica.
A dire il vero ben poco.
Ma l’elezione di questo Papa, in un periodo storico di grande fragilità spirituale e conseguente fondamentalismo religioso a tutto campo, a me fa abbastanza paura.
Non so a voi.