You are currently browsing the monthly archive for marzo 2006.

cinqueeventi
stamattina
crampo al polpaccio
sveglia
tempochepassa chepassa chepassa chepassa chepassa
sempre sveglia

colazione al bar: io, e i magutt che giocano alle macchinette
hanno le facce già stanche
i vestiti sporchi
e la giornata deve ancora cominciare

ottoemmezzo
officina
la macchina in panne da quattro giorni è finalmente pronta
posso prendere l’autostrada
ascoltando la radio
piove
piovepiovepiovepiovepiove
a radiopopolare c’è sansone
mi fanno ridere con l’inno dell’udeur
speriamo lo mettano sul sito che me lo voglio proprio scaricare

traffico di bergamo (che sia di bergamo non vuol dire
è lo stesso dappertutto il traffico)

intanto che parcheggio c’è reallove nel cd
aspetto che sia finita prima di scendere

palestra: cycletteesercizipallonestretchingpesisullecaviglie

via di nuovo che l’autostrada sarà zeppa
e non posso rischiare di far tardi al lavoro
sono sotto di ore sul cartellino

eccomi qui
già mezzogiorno passato
oggi non si pranza: panino e birra intanto che mi metto al computer
ma per fortuna stasera si va a cena con amici e colleghi
ne avrò più che abbastanza

tra poco la sarda che abita il piano inferiore dell’ufficio
se ne va fuori dai maroni
spengo questo c…o di riscaldamento che ha messo a 200 gradi
e finalmente resta tutto per me

il venerdì pomeriggio è il mio momento preferito

entro le quattroemmezzo, prima del turno al pubblico, devo mettere insieme un articolo sul nuovo servizio di consulenza informatica che attiveremo dal 1 maggio

voglia zero

cerco ispirazione nella musica (almeno così non sento la sarda che strilla al telefono)
red hot chili peppers
i could die for you oh this life i choose

per un perfetto giorno di pioggia in biblioteca non c’è male
manca solo la tua voce

nonostante il sole, due ore di palestra, la grappa dopo pranzo, il sigarillo, l’utente fedele che è passato a salutarmi, fix you sparato a palla in cuffia, la giornata non ingrana
dolore dolore dolore dolore dolore dolore dolore dolore
un mostro che mi divora
e dovrei pure lavorare, senza farmi compatire troppo dai colleghi che ormai ne avranno le palle più piene di me