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Sono stata bene sabato. Con te sto proprio bene. Mi fai essere felice.
Mi ha fatto felice il tempo trascorso insieme, l’acqua che sembrava mare, lo schiaffo del vento sul viso.
Il Mottarone è stata una vera scoperta, di cui ho amato anche le nuvole.
Ci dovremo tornare, quando sarà caldo davvero.
Immagino che sia bellissimo stare lassù, in mezzo al nulla, godere dell’aria fresca guardando il panorama.
E poi la parte migliore: in macchina, filare lungo il lago cantando insieme David Gray.
Ci sono momenti che la gioia è così pura, così totale, che a ricordarli possono durare per sempre.
Ti ringrazio per aver condiviso questo con me, vicino a me. Per avermi regalato un giorno speciale.

ieri sono andata a zonzo per i campi dietro casa
la strada nuova è quasi finita
larghissima, piena di rotonde, immagino già i camion
nella quiete della campagna è quasi spettrale
ma presto sarà reale, ben viva, spaccando in due i coltivi
portando puzza, rumore, polvere, caldo, gas
la natura è destinata a soccombere
ma resiste
sopra una roggia dove scorre ancora un filo d’acqua stento
decine e decine di lucciole
saranno stati venticinque anni che non ne vedevo più
fiochi lumini nel blu della notte
mi circondano, mi tagliano la strada
ormai la luce declina, il sentiero è quasi invisibile
indovino le pozzanghere dal chiaro delle nuvole specchiate dentro
e, vicino a casa, una sorpresa nuova
un po’ storditi dai lampioni, due porcospini
fanno la palla al mio passaggio credendosi invisibili


resistere
esistere

il sole, il lago
ho bisogno d’orizzonti che s’allarghino
di profumi che s’affratellino al sambuco
aspetto sabato come una benedizione per lo spirito
non vedo l’ora di abbracciarti

“Ho trovato la definizione del Bello. Del mio Bello” diceva Baudelaire.
E il mio bello (…) sono le capre bianchissime arrampicate sulle pietre aride del Carso, (…) i pini curvati dalla bora fin dentro il mare, i chilometri e chilometri in mezzo a boschi abitati solo dal silenzio, la scomodità di un mare trasparente che non conosce o quasi le spiagge di sabbia ma solo i grandi scogli bianchi o i ciottoli (…), e poi la terra rossa e sassosa, i pergolati di uva rosa, gli ulivi stenti, i campanili aguzzi, le piccole case armoniose di pietra, i palazzetti veneziani con i merletti di marmo intorno alle finestre, un colosseo che si specchia nel mare di fronte, panorami continuamente mossi, boschi in alto sui monti, e sotto, sempre, da ogni parte, il mare che entra e esce da fiordi, insenature piccole e grandi.

Anna Maria Mori, Nata in Istria, Rizzoli, 2006

C’è un momento che mi è particolarmente caro sull’isola, la sera, quando il sole naufraga all’orizzonte.
Il mare si fa d’oro, le cicale tacciono d’improvviso e i gabbiani non volano più.
I sassi della spiaggia, nell’aria subito fresca, cominciano a restituire lentamente l’ardore del giorno e nell’immobile silenzio solo la risacca ansima sommessa e pare il respiro del cielo, che trascolora in un cavo pallore.
Allora i pensieri si fanno giovani e trasparenti e fluttuano lievi sull’acqua e nell’aria.

Marisa Madieri, Verde acqua, Einaudi, 1987

quanto sto male oggi, mi viene quasi da vomitare.
ora torno a casa dentro la tua musica, in cui spero di trovare un po’ di pace.

while you are away
my heart comes undone
slowly unravels
in a ball of yarn

so when you come back
we’ll have to make new love

Soundtrack: Bjork, Unravel

Nervi, 30 aprile 2006

Chissà se riesco a farmela piacere, questa Liguria che ti promette e non si concede, come un amante ritroso.
Il cielo è grigio-azzurro, nero sulle cime dei monti.
L’acqua ferro fuso, schiume di latte contro il piombo degli scogli.
Se guardo verso l’orizzonte: vele in fuga sul mare aperto, profumo di pini e di salsedine.
Davanti a me: rocce, stabilimenti balneari, una torre, la ferrovia.
E dentro: i giardini. Poi, subito oltre, la montagna con il temporale che la protegge, la palma che le fa la guardia.
Se invece respiro la terra: l’odore acre della gente, dei rifiuti abbandonati, piscio e merde secche.
Quello che promette, questo mare non lo mantiene.
Non è il mio: secco di vento, pulito, che restituisce i sogni e le ragioni.
Questo è un garbuglio, un amalgama di sole e pioggia, ieri e domani, triste e antico, nuovo e aperto, solenne e basso.
E’ la Liguria sempre odiata, che svela ma non rivela.
La terra assassinata dall’uomo nel suo quieto splendore.

Genova, 1 maggio 2006

Passeggiamo per il Porto Antico, per strade un tempo malfamate.
A Via del Campo ci accoglie, com’è ovvio, una canzone di De André.
Il vento è teso sul molo che galleggia.
Dal cielo si stacca qualche goccia, si confonde col salino.
E mentre me ne torno tra i palazzi alti, improvviso, inaspettato, il profumo d’un sigaro.
Mi volto in mille modi senza scorgerlo, ma mi accompagna per un tratto, un gioco a rimpiattino coi ricordi.
Ora sono al parco Forlanini, il tuo braccio intorno alle spalle. Ora mi cammini accanto, a Genova, fumando il sigaro.
Posso quasi sentire la tua voce, sfiorarti la mano, ridere con te.