Nervi, 30 aprile 2006

Chissà se riesco a farmela piacere, questa Liguria che ti promette e non si concede, come un amante ritroso.
Il cielo è grigio-azzurro, nero sulle cime dei monti.
L’acqua ferro fuso, schiume di latte contro il piombo degli scogli.
Se guardo verso l’orizzonte: vele in fuga sul mare aperto, profumo di pini e di salsedine.
Davanti a me: rocce, stabilimenti balneari, una torre, la ferrovia.
E dentro: i giardini. Poi, subito oltre, la montagna con il temporale che la protegge, la palma che le fa la guardia.
Se invece respiro la terra: l’odore acre della gente, dei rifiuti abbandonati, piscio e merde secche.
Quello che promette, questo mare non lo mantiene.
Non è il mio: secco di vento, pulito, che restituisce i sogni e le ragioni.
Questo è un garbuglio, un amalgama di sole e pioggia, ieri e domani, triste e antico, nuovo e aperto, solenne e basso.
E’ la Liguria sempre odiata, che svela ma non rivela.
La terra assassinata dall’uomo nel suo quieto splendore.

Genova, 1 maggio 2006

Passeggiamo per il Porto Antico, per strade un tempo malfamate.
A Via del Campo ci accoglie, com’è ovvio, una canzone di De André.
Il vento è teso sul molo che galleggia.
Dal cielo si stacca qualche goccia, si confonde col salino.
E mentre me ne torno tra i palazzi alti, improvviso, inaspettato, il profumo d’un sigaro.
Mi volto in mille modi senza scorgerlo, ma mi accompagna per un tratto, un gioco a rimpiattino coi ricordi.
Ora sono al parco Forlanini, il tuo braccio intorno alle spalle. Ora mi cammini accanto, a Genova, fumando il sigaro.
Posso quasi sentire la tua voce, sfiorarti la mano, ridere con te.