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Autunno.

Qualunque cosa dia, io voglio viverla. Non voglio rimandare.

Il mio albero si piega, le nuvole s’addensano, presto l’ombra della sera s’allungherà sul cuore.

Qualunque cosa sia, voglio sentirla. Che faccia sanguinare oppure ridere.

A volte, lo so, divento insopportabile. Ma perché non riesco a districarmi.
Ma perché non voglio districarmi.

Qualunque nodo sia, io voglio stringerlo. Che sia sempre più forte e più salato.
Che ormeggi alla tua vita e mi ci porti, dove comincia il mare.

Soundtrack: Bill Evans, Peace piece (Grazie alla playlist di Emmebi)

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Continuano le mie elucubrazioni sulle fallaci(e) da bar.

Provo a rispondere alle domande che mi angosciano con due citazioni dal libro intervista di Aldo Nove.

Tu insegni. Come li vedi i ragazzi di oggi?

Smarriti. Condizionati da una semplificazione della realtà che è difficile da reggere perché non è la verità, e ciò crea ansia. Allora come insegnante inevitabilmente mi chiedo: – Come inserire dei margini di dubbio, di criticità in persone che sono già terrorizzate? –

(dall’intervista a Roberta, p. 12)

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Per proseguire il nostro viaggio a vela, una musica come una carezza, che arrivi fino al prossimo imbarco.

Soundtrack: Sigur Rós, ( ), Traccia numero 3

Non volevo. Io sulla Fallaci non ho davvero niente da dire. Ho letto qualche suo libro (prima del delirio anti-islamico) e non mi è piaciuto. Da bibliotecaria so che è stata, nel bene e nel male, tra i protagonisti della scena letteraria italiana del dopoguerra. Della donna Oriana non so nulla. Forse questa sarà un’occasione per saperne di più, ma per il momento non posso che confessare la mia ignoranza.

Eppure mi ci tirano. Perché al bar mi viene la pelle d’oca ascoltando i discorsi degli avventori (e della barista). Perché al bar non interessa a nessuno capire, argomentare, conoscere. Si parla per slogan. (Scoperta dell’acqua calda, certo.)

Ma allora mi chiedo come si fa? E’ possibile far crescere la coscienza di una nazione?

Quanti sono gli elettori da bar? Dove ci porteranno?

Leggo Massimo Fini citato da Brodoprimordiale:

“Fra cinquant’anni libri come La forza della ragione verranno guardati con lo stesso orrore con cui oggi si guarda il Mein Kampf e ci si chiederà come sia stato possibile.”

Ne siamo proprio sicuri?

A proposito di un post di unoenessuno.

Sentire Bertinotti che si parla addosso ormai mi dà il voltastomaco (e lo dice una che ha sempre votato la cosa più rossa che c’era in giro).
I politici vanno apprezzati a volume rigorosamente azzerato.
Allora puoi cogliere il sudore che gli imperla il mento, quel tic fastidioso della bocca, il gesticolare che fà la fortuna degli imitatori…

Il loro vero volto.

Leggo dal sito di Repubblica:

http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/google-lato-oscuro/google-lato-oscuro/google-lato-oscuro.html

Anche se non credo sia “colpa” degli hacker se Google è diventato quello che è…

La cui traduzione in idioma comprensibile anche al resto del mondo, dal sito ufficiale, pare sia “lost at sea”. Ma guarda un po’.

Curioso che sia proprio questo pezzo quello che mi piace di più?

Altra domanda retorica.

Dalla lista di discussione dei bibliotecari italiani leggo.

LA CIA CONTRO LE BIBLIOTECHE CUBANE
Il complotto si è sgonfiato
JEAN-GUY ALLARD – di Granma Internacional –
[…]
http://www.granma.cu/italiano/2006/septiembre/mier6/37biblioteca.html
(Carlo Favale)
Cui replica Maria Teresa Leonardi.
Desidero fare notare che la notizia riportata e’ stata diffusa da http://www.granma.cubaweb.cu/, ÓRGANO OFICIAL DEL COMITÉ CENTRAL DEL PARTIDO COMUNISTA DE CUBA; ritengo che occorra tenerne conto per poterla valutare correttamente.

Per firmare la petizione che chiede di abolire il canone Rai: http://www.aduc.it/dyn/rai/

Ho raggiunto le montagne. E il cielo appeso sopra.
Mi ci sono sdraiata dentro.

Ho camminato nelle nuvole, risalito greti, giocato con i pesci vicino alla cascata.

Ho ascoltato i pini gemere nel vento che viene dal mare fin quassù.
Guardato la luce filtrare tra gli aghi – la calda luce di settembre -, la luna mettere su pancia tra i vigneti.

E mi sono chiesta perché mi manca da sempre il coraggio.
Di vivere in un posto così.