Ho la testa piena di parole.
Versi di poesie, strofe di canzoni, conversazioni passate… ritagli mescolati e dispersi.

Prima che l’inverno mi chiuda tra i suoi flutti, forse c’è ancora tempo di capire.
Ora che il dolore del corpo ha allentato la presa, sento salire una domanda.
Confusamente prende forma, e spinge. Prima o poi vedrà la luce.

Vedrà la luce un altro anno. Questo s’è quasi consumato.
Un’attesa lunga, vaporosa, gravida di sogni e sensazioni.

[…] ecco, o futuro, sono salita in sella al tuo cavallo. Quali nuovi stendardi mi levi incontro dai pennoni dalle torri di città non ancora fondate? quali fiumi di devastazione dai castelli e dai giardini che amavo? quali impreviste età dell’oro prepari, tu malpadroneggiato, tu foriero di tesori pagati a caro prezzo, tu mio regno da conquistare, futuro…
Italo Calvino, da Il cavaliere inesistente