Dal balcone, come dalla tolda di una nave lanciata dentro al buio, guardo le onde del vento mettere in fila le stelle, frangersi contro le foglie del mio albero che gioca a nascondino con la luna.

Le immagini, sempre le stesse, scorrono veloci dietro la fronte: fotogrammi d’una vita già vissuta o spezzoni di futuri possibili, che provo ad inventare.

Io non ho avuto una bambina a cui leggere le favole.
Sono qui, con la grappa e il sigaro che mi hanno regalato, come se il tempo non passasse mai.

In verità, non saprei dire esattamente cosa voglio.

Non so se ognuno sceglie il suo destino o se lo trova lì, semplicemente, apparecchiato, e deve fare onore alla tavola.

Il mio lo cullo dolcemente, gli recito poesie che conosco a memoria, respiro l’odore della notte, dell’aria che gira intorno ai muri delle case e va da qualche parte, ma non capisco bene dove.

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