Lavoro in una villa antica. Il mio ufficio vanta uno splendido soffitto a cassettoni. E’ un po’ buio, essendo in un soppalco, ma se mi affaccio ad una delle finestre del piano inferiore vedo gli alberi secolari del parco.

Quando il dolore alle gambe mi contringe ad alzarmi, posso camminare per due chilometri di corridoi e stanze.

Nella pausa pranzo posso fare il giro del parco, a seconda dei minuti disponibili. Cinque minuti un giro, dieci minuti due giri.

I giorni di cristallo che ci ha regalato questo inizio d’autunno, sono andata spesso in un parco più lontano, dove c’è anche il laghetto. La luce sembrava spezzare in due il cielo, i cigni nel riflesso dell’acqua erano quasi irreali. Io mi sdraiavo nell’erba e ascoltavo.

A volte mi succede che mi va tutto stretto.

I corridoi sembrano cortissimi, la luce nel mio ufficio troppo fioca, il parco dietro la villa troppo angusto: due minuti un giro, quattro minuti due giri.

A volte mi succede che vado ad un corso d’aggiornamento.

Vedo dove lavorano gli altri. Capannoni della zona industriale, luce artificiale sempre, camion che corrono, neanche un filo d’erba e carte, rifiuti, merde tra le stoppie, e gente che se ti vede in giro a piedi meglio mettersi a correre.

A volte mi succede che mi sento fortunata.