Se ne parlava qualche giorno fa, a cena.

Il web di solito è identificato come medium della velocità, che moltiplica l’overload di informazione.

Invece, sostenevo, permette di prendersi tempo, all’occorrenza, perché si può tornare su una notizia, rileggerla, pensarla, trasmetterla ad altri, nuda e cruda o filtrata dalla propria personale visione del mondo.

Ed ecco che ritrovo, in forma più compiuta, più “dotta”, il mio pensiero. In un libro, ti pareva.

(…) la “civiltà televisiva” ha ridotto in maniera drastica l’intervallo tra lo stimolo e la reazione. Al telespettatore, infatti, non viene lasciato tempo sufficiente per integrare con una necessaria attività cosciente le informazioni che lo bombardano (…) è letteralmente trascinato da un’immagine all’altra e non è più in grado di tenere il passo, quindi rinuncia ad una decodifica interiore.

Il “mezzo secondo mancante” (…) è (…) quell’intervallo in cui si realizza la partecipazione dello spettatore alla costruzione di senso del messaggio. E’ il mezzo secondo in cui avveniva la collaborazione comunicativa tra l’intelligenza dell’emittente e quella del ricevente. Il mezzo secondo in cui il lettore di poesia raccoglieva le suggestioni e ricostruiva i nessi logici che, a differenza delle prosa, sono inespressi nei versi. La crisi della poesia nella società contemporanea non è una crisi creativa dei poeti, ma una crisi del pubblico di poesia, che non è più disposto a concedere a se stesso il tempo necessario per fruire di un messaggio di cui non possiede più i canoni.

I network sembrano modificare di nuovo questo scenario. (…) l’utente della Rete caratterizza il suo approccio cognitivo con la simmetria: siamo sempre pronti a leggere e contemporaneamente a scrivere, interagendo con le informazioni e ricostruendole dopo averle elaborate concettualmente.

Giuseppe Granieri, La società digitale, Laterza, 2006, pp. 119-121