Era destino che il tuo ultimo dono lo fumassi senza di te, passeggiando, in una vigilia che sembra di vetro tanto il cielo è terso.

La fine di quest’anno porta un sole di primavera, il cielo vasto, il cuore gonfio di amori vecchi e nuovi, lo stupore del fare, insieme, come dieci anni fa. Non ricordavo quanto mi mancasse.

Mi porta quella leggera stretta di gioia che prende in mezzo al petto, quando mio marito prepara il regalo per te.

La felicità segreta di esserci, ogni giorno, un respiro dietro all’altro, un passo dietro all’altro, imparando, scrivendo e sognando.

Come il tempo che torna su se stesso, a spirale, per ricondurre amici che credevo perduti, ricordi che sentivo sbiaditi, occasioni che forse ora saprò cogliere.

Tipo riabbracciare C. con più forza e più affetto che se la vita non ci avesse separati e poi riuniti di nuovo, con una diversa consapevolezza dello stare insieme.

O visitare gli stessi luoghi, nelle stesse ore, ma sentirmi cambiata (non so se cresciuta o invecchiata, non ho ancora deciso), comunque migliore. Più vicina all’essenziale.

[Scritto viaggiando per la Lombardia e l’Emilia, dal 27 dicembre 2006 al 4 gennaio 2007]