Cambio della guardia

K., dolcissima signora marocchina, lascia la nostra stanza per tornare a casa.

Mi mancheranno le sue premure:
“Tu mangia, che guarisce”, “Guarda che finito acqua di ossigeno: chiamare infermiera”.

Spero che a casa i suoi uomini la lasceranno un po’ riposare.

Al suo posto compare una vecchina che spunta appena dal letto e di cui non sappiamo neppure il nome, perché non emette alcun suono.

Questo territorio di confine, ultima frontiera della vita, in cui la vita si ritira per diventare qualcos’altro, mi mette addosso una pena triste e, insieme, una tenerezza infinita.

Reparto multietnico
(In ordine di apparizione).

Dottoressa: italiana.

Infermiere: peruviana, rumena, peruviana (non la stressa), paesi dell’est, rumena (non la stressa), Avellino, senegalese, paesi dell’est (non la stressa), senegalese (non la stressa), Avellino (non la stressa), ecc. ecc.

Alle 9 arriva Amina, nera giunonica che sovraintende alla distribuzione dei pasti.

“Ogi dotori è contenti. Si vede che ieri la dà.
Io non fa niente. Questa note sognato cinque piseli.
Non due, cinque… Uno più belo di altro…”

Io invece questa notte ho dormito e mi sembra la cosa più meravigliosa del mondo.