La radiografia di controllo è negativa.
Sono ufficialmente guarita. (A parte i soliti acciacchi, ma quelli fanno parte della routine.)

Martedì sarò di nuovo al lavoro.
Con una montagna di arretrati, eppure felice di lasciare questa stanza, che comincia a diventarmi stretta.

Il tempo si fa colla, le nuvole un muro grigio in cui intravedo rari spazi di sereno.

Intanto il carrozzone che si fregia dell’altisonante titolo di centro-sinistra prende il posto che merita: nelle sfilate di carnevale.
Se in Italia abbiamo Berlusconi tutto sommato ce lo meritiamo.

Non dovessi restare confinata per un’eventuale visita del medico fiscale me ne andrei sul fiume.
In barba al tempo grigio.

Andrei a guardare i gabbiani che planano sull’acqua, i pescatori che affondano la lenza.
Ascolterei i miei passi sul pontile, vedrei i salici spuntare sulle rive, le altalene abbandonate, le barche capovolte per l’inverno.

Vedrei come l’uomo uccide la bellezza per i soldi ed il potere, con la presunzione di credersi eterno.

E saprei che finché ci sarà spazio per la bellezza, ci sarà tempo per la speranza.

Soundtrack: Elisa, Little Over Zero

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