Pomeriggio di grazia.

Anziché all’una riesco a lasciare il lavoro alle due.

Ma, oltre la porta, il mondo è magnifico. Come appena svegliato.

Questa sera ho una conferenza che avrei dovuto tenere prima di ammalarmi.

Il ripasso lo faccio in giardino.

Mi muovo col sole.
Appena la sagoma dell’albero si allunga sposto la sedia di qualche centimetro. Vado a cercare il calore.

Ogni tanto alzo lo sguardo. Tra i rami, la casa aerea di un ragno ondeggia nell’aria.

Non troppo lontano stanno falciando l’erba. Mi arriva il suono di calabrone del motore e il profumo del prato.

M’incammino verso il bar con la tentazione di una birra.
Dentro è scuro come un antro e pieno di gente attaccata alle macchinette.

Non so cosa ci facciano lì con tutto quello che c’è fuori, ad aspettarli.

Poi sono di nuovo in giardino.
Il mio platano, che due anni fa davo per morto, è più rigoglioso che mai. Sta mettendo le foglie.

Tra poche ore sarà buio.
Io di nuovo in auto, verso un’altra biblioteca, a parlare di immagini, di libri per bambini.

E stelle, ancora, sopra di me. E stelle, ancora, dentro di me.

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