Quando torno stai già dormendo, ma ti svegli un po’, per salutarmi, un occhio ancora chiuso.

Nella penombra della stanza più che altro ti indovino.
So esattamente dove sei. Quale e quanto spazio occupa il tuo corpo.

So dov’è la barba, l’espressione compiaciuta di trovarti dentro a un letto.
Dove sono le spalle, quelle in cui affondo la faccia quando il mondo colpisce troppo duro, oppure ho solo voglia di coccole.
So dove sono le mani. Le tue mani gentili, che osservavo, quando ci siamo conosciuti, sperando che mi accarezzassero la fronte.

So dov’è il tuo respiro. E lo ascolto, ora che la stanza si fa buia. Lo sento farsi più grave, più profondo.
Scivolare nei sogni.

Ecco, è questo il mio momento preferito. Quando mi abbandoni per il tuo viaggio notturno ed io resto sulla riva, ad aspettare, ancora qualche istante.

Questa è l’ora di tutte le domande.
In cui mi chiedo chi è quest’uomo, addormentato accanto a me. Quest’uomo così pazzo da dividere il mio letto. La mia vita.

Ogni tuo respiro è una risposta.

Li conto. Si dilatano. Cominciano le immagini: ricordi, fantasie, non so più bene cosa…
Anche la mia nave sta salpando.

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