Si può attraversare la piazza, scendere verso la casa di riposo, percorrere l’argine del fiume fin sotto al castello.
Guardare l’acqua che scintilla, i gabbiani che planano vicino ai pescatori, la spiaggia dove ieri sera ho perso l’accendino.

Si può proseguire per il parco del Dopolavoro, fermarsi ai campi da tennis, ricordare le partite arbitrate ed un amico che rivedrò tra tre anni, per una scommessa fatta nel novanta e rinnovata nel duemila.

Si può risalire per la strada ripida che percorrevo in motorino, a tutto gas, col rischio di non farcela ad arrivare in fondo.
Dispiacersi per com’è piena d’immondizia, per l’asfalto eroso dal tempo, per quest’aria di sfacelo.

Ci si può fermare in cima alla salita, osservare per la prima volta, in tanto tempo, lo scheletro vuoto del linificio: i capannoni scuri, le tettoie sfondate, l’edera che prende il sopravvento.

Il sigaro è cubano, com’è giusto che sia.
Non particolarmente raffinato, ma tira che è una meraviglia. Dovrò riaccenderlo solo una volta in due ore.

Anche il mal di schiena imperversa a meraviglia.
Decido di ignorarlo totalmente.

Dove si può andare, ancora, finché dura il sigaro, finché dura un profumo familiare: di pelle, di tabacco e di sapone.

Si può passeggiare per la via Case Alte, con le sue ville centenarie, aggirare i giardinetti dove giocavo da bambina, arrivare in fondo al viale, dal capolavoro del Piermarini. Una volta luogo di delizie, di balli della nobiltà, oggi salone per le feste di modelle e calciatori.

Si può tornare in piazza, costeggiare il castello, scendere sull’Isola Ponti, di nuovo verso il fiume.
Stupirsi per il parco appena realizzato, con le panchine ancora intatte.
Sedersi nel vento di marzo, pensare a tutto, a niente, cantare a mezza voce l’ultimo brano ascoltato nella notte, prima di dormire.

E non aver bisogno d’altro.

Soundtrack: Nick Drake, Northern Sky

Annunci