Stasera non c’è nessuno che m’aspetta.
Invece di cenare passeggio sull’alzaia del Naviglio.

All’inizio è tutto un grido di rondini, poi il crepuscolo cala, con una dolcezza sconcertante.

Il cielo si fa spazio, profumato di rosa e gelsomino.
Spunta, chiaro, uno spicchio di luna. Spuntano le prime, rare, stelle.

M’affaccio sulla chiusa, dove l’acqua romba forte, a intrecciare questa voce col ricordo di un’adolescenza libera, pensosa, trascorsa in cima ad uno scoglio.

Anche il sigaro ha un aroma d’antico e primitivo, che nei gorghi del fiume richiama altri vortici, marini, altre luci, riflesse nello specchio delle onde.

Dentro questa solitudine, cercata, gustata fino in fondo, ascolto i circoli del cuore per scovarvi tracce d’inquietudine, di quell’ansia sorda che per così tanti giorni ha dominato il sangue.

Ma non v’è nulla.
Solo una calma insperata e le memorie, gelosamente custodite, del nostro incontro di sabato.

Ho messo via ogni singolo fotogramma.
Ne ho fatto scorta previdente, contro l’inverno dello spirito che so, mio malgrado, tornerà.

La scatolina col regalo, il sapore del tabacco, le canzoni scambiate e poi cantate insieme.
La piega che fa il collo della tua maglietta sotto la giacca, la sabbia rimasta sulla punta delle scarpe, il moto lento del sole che tramonta nelle nuvole.

Parole, anche, che hanno accarezzato il mostro dentro me, mettendolo a dormire.
Come le hai dette, con quale sguardo, con quale tono della voce.

Silenzi, soprattutto.
Il modo speciale che hai di tacere. Così bello da ascoltare che mi dimentico di chiedere.
Ci sono tante cose che con te vorrei discutere, ma quando siamo insieme me le scordo.

E mani, e dita, e odori sconosciuti, e nello stesso tempo familiari.

E ritmi. Tutto al suo momento. Con la cadenza giusta.
La strada del ritorno non corre troppo in fretta.
Quando siamo sotto casa c’è ancora modo di salutarci, di abbracciarci. Tu ti concedi un po’ di più di quanto vorresti, perché sai che mi fa bene.

E’ qui, ora, in questa pace che risuona di nuovo di poesia. E’ qui che mi ritrovo.
E questo custodisco.

Soundrack: John Surman, Nestor’s Saga