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Oggi la nostalgia del ritorno m’assale, come il vento che s’è finalmente levato e ingrossa le onde.

L’ultimo giorno non faccio mai il bagno.

Guardo il mare, all’infinito, cercando di berlo, di portarlo dentro ogni poro, di riempirmene gli occhi, le orecchie, il cuore.

Cammino sulle pietre, respiro la salsedine.
La spiaggia è una piana di detriti, inerti, sputati a riva dall’inverno.

Dietro di me la montagna, sventrata dalle ruspe, brilla, bianca, nel cielo turchese del sud.

Davanti, la linea chiara dell’orizzonte rivela le altre isole, talmente nitide che sembra di poterle raggiungere a nuoto.

Stasera me ne andrò nei vicoli bui, inseguendo la luna, fino alla campagna deserta, per ascoltare ancora il canto della marea, per vedere lo scintillio del cielo sull’acqua, per recitare a mezza voce una poesia.

“Ed ecco che ce ne andiamo come siamo venuti
Arrivederci fratello mare…”

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Respingimi con il tuo sole cocente, il vento tropicale, le rocce scoscese, gli arbusti che artigliano la carne, con gli insetti che mi divorano.

Affascinami con le tue acque di mille colori, il candore della pomice, l’ocra, il lilla, il nero delle tue lave, con i voli dei rapaci, l’incanto dei fondali.

Stordiscimi con cieli bianchi di stelle, umidi di luna, annullati nell’orizzonte del mare, con le tue campagne fruscianti di vita dentro la vastità della notte.

Insegnami la pazienza, la fatica, il sudore, la polvere, il mio posto minuscolo nella ruota del mondo, il mio angolo unico e speciale.

Ricordami quanto sono lontana da me stessa senza la meraviglia, la passione, la scoperta, il viaggio, il respiro affannoso della natura brutale, sincera.

Respingimi.
Affascinami.
Stordiscimi.
Insegnami.
Ricordami.

Tutto quello che cerco.
In te.

I. Più vicino a una patria

Il ricordo che ho
di più vicino a una patria
sta al centro
del passato
sull’isola
dov’è nato mio padre:
ogni spiaggia di sassi
lo rievoca
ogni vampa di calore
lo alimenta

25.8.1998

Può essere anche qui.

Perché scrivo così poco di te, marito mio, me lo chiedo spesso.

Poi arriva, inaspettata come sempre succede, una risposta:

Di te non scriverò, / io sono tutta scritta di te. / Non c’è al di là del mio margine ombroso / pagina chiara che ti possa accogliere.
Elena Clementelli, citata da akatalēpsía  nel post 380.

(Grazie, ancora una volta, Clelia.)

Da qualche parte ci sono tutte le parole.
Sta solo a noi trovarle.
Ogni tanto, poi, si ha la fortuna di riceverle in regalo.

(…)
Time is a jet plane, it moves too fast
Oh, but what a shame if all we’ve shared can’t last.
I can change, I swear, oh, oh,
See what you can do.
I can make it through,
You can make it too.

Love is so simple, to quote a phrase,
You’ve known it all the time, I’m learnin’ it these days.
(…)

I’m going out of my mind, oh, oh,
With a pain that stops and starts
Like a corkscrew to my heart
Ever since we’ve been apart.

Frammento da Bob Dylan, You’re A Big Girl Now (testo completo)

Ad ogni svolta della strada è Toscana, Liguria, Toscana.

Mura medievali e castelli. In fondo all’orizzonte lo specchio del mare.

Pranziamo in un ristorante appollaiato sulla roccia. Pochi, rari, avventori.
Dalle finestre la brezza che spira nella valle.
Beviamo un rosso onesto dei colli.
Poi ci avventuriamo, nel caldo del pomeriggio, verso le spiagge.

Siedo all’ombra delle piante, in vista degli scogli. Ho quasi freddo.
La piccola unghia di sabbia è già gremita come fosse agosto.

Accanto a me cuccioli d’uomo un po’ cresciuti, ancora implumi, fumano a ripetizione.

Mi fanno pensare a ieri sera, alla mia brace accesa sul limitare della vigna.
Ai filari, ombre più scure nel buio, teatro d’una danza di lucciole come non ne vedevo da anni.

La campagna tutta vestita a festa.
Il concerto dei rospi.
Gli uccelli notturni a fare eco.

E vette aguzze di montagne su cui si impigliano le stelle.

per c. r.

incontrarti
dentro una parola
ch’è felice
di pensare

guardarti
come nudo
resti

per portarmi
dove

mi sono sempre chiesta
se avessi ricevuto
le mie lettere
negli anni
del silenzio

se scrivere fosse sufficiente

urgenza che fa il giorno
più feroce

o se altro

altro silenzio
altra pazienza

ora
che m’avvicino
al cuore
davvero tocco
la tua essenza

avrebbe potuto
essere
ti dico

e tanto basta

29.3.2005