Oggi la nostalgia del ritorno m’assale, come il vento che s’è finalmente levato e ingrossa le onde.

L’ultimo giorno non faccio mai il bagno.

Guardo il mare, all’infinito, cercando di berlo, di portarlo dentro ogni poro, di riempirmene gli occhi, le orecchie, il cuore.

Cammino sulle pietre, respiro la salsedine.
La spiaggia è una piana di detriti, inerti, sputati a riva dall’inverno.

Dietro di me la montagna, sventrata dalle ruspe, brilla, bianca, nel cielo turchese del sud.

Davanti, la linea chiara dell’orizzonte rivela le altre isole, talmente nitide che sembra di poterle raggiungere a nuoto.

Stasera me ne andrò nei vicoli bui, inseguendo la luna, fino alla campagna deserta, per ascoltare ancora il canto della marea, per vedere lo scintillio del cielo sull’acqua, per recitare a mezza voce una poesia.

“Ed ecco che ce ne andiamo come siamo venuti
Arrivederci fratello mare…”