Sono sul mio balcone.
Fumo, guardo le stelle e penso.
Alla mia vita, ai miei amori, alle passioni che mi riempiono di meraviglia.

Mi chiedo in che direzione sto andando e so già, prima ancora di averla formulata, che è una domanda senza senso.

Il mio “ora” va visto in prospettiva.
Potrò osservarlo solo tra dieci o vent’anni. Come adesso posso osservare la me stessa di dieci anni fa, sentirmi a lei così vicina, eppure altrettanto diversa.

Mi sembra di tornare sempre sui miei passi.
Quando una decisione pare presa, ecco che s’affaccia quella contraria a mostrarsi più giusta, più degna.

Forse il dubbio non s’è ancora imposto davvero, correttamente, in profondità.

Forse sto cercando con il cervello qualcosa che solo il cuore, o lo stomaco, possono trovare.

Forse, dopo tutto, malgrado tutto, la misura del mio valore m’è assolutamente ignota e continuo, eterna adolescente, a cercare conferme in coloro che stimo, che amo.

Lascio scorrere.
La notte ha il fruscio del vento nell’albero.
Le stelle sono vicine, come i ricordi.

E’ uno struggimento dolce, quello dello spirito, che m’accompagna verso la solitudine del sonno.

E mentre la prima brace cadente scivola lungo la pelle del buio
Mi riconosco / immagine / passeggera
Presa in un giro / immortale