Nel mio letto, il respiro di mio marito, io insonne, ascolto la pioggia scrosciare sopra i tetti, sopra i balconi, sulla plastica del ballatoio, sull’erba che si è fatta paglia, nel giardino.

La ascolto riempire le gronde, ingrossarsi in fiumi dentro i tombini, sparire come in un vortice e tornare, a raffiche, col vento.

Ascolto la tosse uscirmi dal petto, il respiro cercare un suo ritmo nella trama dei bronchi.

Ascolto i pensieri incagliarsi sempre nello stesso punto, chiedermi se ci sono parole per spiegarti, rispondermi che non ci sono, che le ho già usate tutte.
Che non c’è nulla che io possa dire per convincerti. Soprattutto, che convincerti non è la soluzione.

Perché ciò che vorrei da te è semplicemente un desiderio, puro e forte quanto il mio.
Ma un desiderio dev’esserci, deve esistere di suo, non si può né costruire, né pretendere.

Allora rileggo mentalmente una poesia, sento salire una musica, sento il sonno che viene a prendermi, in punta di piedi, tra un colpo di tosse e l’altro, in quest’estate che sta già per finire.  

Pioggia d’estate cade dentro di me
acini d’uva si schiacciano contro i miei vetri
gli occhi delle mie foglie sono abbagliati

pioggia d’estate cade dentro di me
piccioni d’argento volano dai miei tetti
la mia terra corre coi piedi nudi

(…)

pioggia d’estate cade dentro di me
senza rinfrescare la mia tristezza

(…)

il peso dell’afa è rimasto dov’era
al termine delle grosse rotaie
arrugginite.

Frammento da Nazim Hikmet, Pioggia d’estate

Soundtrack: Mogwai, Cody

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