Ha un profumo il cielo, stasera, di fieno fresco e pioggia lontana, talmente dolce, persuasivo, che non mi provo neppure ad accendere il sigaro, per non inquinarlo.

L’aria è frizzante, la stellata pulita, nonostante le luci della città e degli aerei che s’allontanano rombando.

Seguo quest’orizzonte di suoni e subito sono con te, con il desiderio di condividerlo.

Manca poco all’incontro, eppure mi sembra impossibile che tu questa notte sia dentro una distanza, ancora, una distanza che il mio pudore non riesce a colmare.

Ti penso. Cosa stai facendo ora?

Penso al tuo computer acceso, al bagliore dello schermo nell’ufficio semibuio, agli anelli di fumo oltre la tua testa.

E mi sembra impossibile che i tuoi occhi siano lontani dallo spettacolo che sto assaporando.

Mi maledico perché mi sono votata al silenzio, così non ti scriverò, oggi, come altre volte ho fatto, “Ehi, guarda che cielo, stanotte”.

Annusa che cielo, stanotte.

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