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Oggi scendo dall’autobus
e percorro la strada che tante volte
ho percorso
calpesto l’erba su cui correvo da bambina
E l’altalena
che volava alta nel cielo
Per anni ha dondolato
solcando prato e sabbia
colorata di giallo e di rosso
poi scrostata e mossa appena dal vento
Ricordo che avevo paura
a lanciarmi senza peso nel vuoto
ma quando una mano mi spingeva
e-lo-stomaco-e-il-cuore-e-la-gola
erano un unico grido
mi sentivo felice e senza pensieri
Per anni le catene sono rimaste
scivolando verso terra
ad ogni sguardo mi sembrava
di aver perso una stagione
di non poterla più ritrovare
Oggi hanno rifatto l’altalena
ora è un asse di legno nudo
le catene sono rosse e nuove
Un sorriso mi nasce
e-lo-stomaco-e-il-cuore-e-la-gola
sono di nuovo un unico grido
e quel ricordo riaffiora
alla superficie del fiume del tempo
Ricordo le corse all’altalena
su fino alle nuvole in mano a dio
le discese dallo scivolo veloci
(un-confondersi-degli-alberi-
delle-case-della-gente-in-una-striscia-breve)
dentro il mucchio di sabbia
dove aspettava mia madre
Ritornano i sogni le canzoni le paure
ritornano i pianti l’orgoglio che brucia
e una stagione che forse
ho voluto dimenticare
perché mai ritornasse
a turbare il sonno di oggi
Allora rido ancora
camminando lentissima
stanca d’un viaggio di ore trascorse
Allora penso ancora
a quanto fosse stupida la paura
e il mio pianto senza foce
M’illudo ancora
di essere oggi cambiata
di essere saggia e lontana
da un giorno spezzato
m’illudo di essere grande
dimentico
Che l’altalena oscilla piano
sopra il prato.

maggio 1989

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sono sul fiume. fumo mezzo toscano.

l’acqua ha allagato il traversino di fronte al castello, dove ci sediamo la sera quando vieni a trovarmi.
ha divelto gli alberi. le radici stanno nude contro il cielo.
esce una lama di sole. è tutto grigio e verde.
si sentono solo i canti degli uccelli e il rombo feroce della corrente.

ti vorrei qui, ora.
è una giornata che ti assomiglia.

ma spero così, in qualche modo, di essere riuscita a portartene un po’.

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Che vuoi dirmi
padre
in quest’anniversario
tornato a visitarmi
nel sonno
mentre t’inseguo
tra Milano
e il mare

Forse lenire
la fatica
d’una vita senza sogni
o ricordare
che il passato rende
gravido il presente
ma non lo riempie
mai

22.5.1998

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I rami stiracchiati contro il cielo, il rombo dell’ingorgo, i cartelloni lampeggianti, il vento che precede un temporale.
E poi occhi e sorrisi e strette di mano. Ricordi impetuosi. Affinità, intimità, condivisione.
Alla fine tutto questo. In un abbraccio.
Mentre mi allontano le luci dell’aeroporto sono una magia.

Soundtrack: Nick Drake, At The Chime Of A City Clock

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Se solo sabato avessi potuto fermare il tempo.
Afferrare in eterno l’istante in cui mi riempivo gli occhi del tuo volto, di quel che tu, vero, sei nella vita vera.
In cui m’addolcivo il cuore con la tua voce, il tuo sorriso, il tuo calmo incedere nel mondo.

Le onde sono ancora alte. Ogni volta è così.
I giorni scivolano rapidi, come una corrente, eppure sembrano non passare mai.
Tutto di te soffia nelle grotte del mio spirito, tutto mi riporta al nostro incontro, anche se i ricordi si allontanano.

Sono in esilio, sono in terra straniera.
Lontana da me stessa vado in cerca di parole che trattengano le immagini e facciano più dolce lo schiaffo dell’acqua sulla riva.

Soundtrack: Rhapsòdija Trio, La bella del reame

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alla fine chi sono

la mia finestra
gli alberi
la signora dei gatti
l’intonaco delle stanze
le piastrelle scheggiate
il fiume che si trascina il cielo
le nuvole capovolte
la lentezza del fumo
che sale

parole dentro i libri
allineati sugli scaffali
parole sui quaderni
chiusi nei cassetti
frasi sulla lingua
che si compongono nel cuore
prima di spiccare un volo
di pensieri

queste
mille altre cose ancora
senza nessuna importanza
una mappa mentale
di me
che si disegna con gli anni
che continuamente rigiro
tra le mani
cercando il punto cardinale
che manca

ma poi alla fine
dimmelo pure
un po’ tu
come mi vedi

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Se solo ieri fossi venuto con me, a camminare sui miei sassi, a guardare le mie onde, ad ascoltare i miei pini, a nominare le costellazioni dietro il convento dei frati.

Ma non ci sei venuto dieci anni fa. Non ci sei venuto ieri. E non credo che ci verrai mai.

L’universo del reale e quello del possibile corrono paralleli, solo raramente s’intersecano. Quasi mai per volontà nostra.

Così resterai ciò che sei per me, ciò che sei sempre stato e sempre sarai.
La strada che non ho preso, la vita che non ho vissuto.
Perché non basta sceglierla, la realtà, deve soprattutto accadere.

Ma il vero te, che ogni tanto nel desiderio si smarrisce per quell’altro, il vero te rimane. E mi è vicino.

Domani calpesteremo altri sassi, guarderemo i vortici nella corrente del fiume, ascolteremo i pioppi sulla riva, nomineremo le stelle dal balcone della mia casa silenziosa.

Non confondo più il reale col possibile.
Ho il tuo bene. Così come sei, per quello che sei.

Mi piego alla forza che ci lega nonostante ciò che non è stato, grazie a ciò che è stato, a ciò che deve ancora venire, per quanto il futuro ci darà.

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