Se solo ieri fossi venuto con me, a camminare sui miei sassi, a guardare le mie onde, ad ascoltare i miei pini, a nominare le costellazioni dietro il convento dei frati.

Ma non ci sei venuto dieci anni fa. Non ci sei venuto ieri. E non credo che ci verrai mai.

L’universo del reale e quello del possibile corrono paralleli, solo raramente s’intersecano. Quasi mai per volontà nostra.

Così resterai ciò che sei per me, ciò che sei sempre stato e sempre sarai.
La strada che non ho preso, la vita che non ho vissuto.
Perché non basta sceglierla, la realtà, deve soprattutto accadere.

Ma il vero te, che ogni tanto nel desiderio si smarrisce per quell’altro, il vero te rimane. E mi è vicino.

Domani calpesteremo altri sassi, guarderemo i vortici nella corrente del fiume, ascolteremo i pioppi sulla riva, nomineremo le stelle dal balcone della mia casa silenziosa.

Non confondo più il reale col possibile.
Ho il tuo bene. Così come sei, per quello che sei.

Mi piego alla forza che ci lega nonostante ciò che non è stato, grazie a ciò che è stato, a ciò che deve ancora venire, per quanto il futuro ci darà.

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