Attraverso la piazza di prima mattina, investita da una folata gravida d’acqua.

Il cielo si rischiara. Le rondini gridano, rasenti i tavolini ancora luccicanti di pioggia.

D’un tratto sono a casa, in quella terra impareggiabile da cui il mio cuore proviene.

E’ un’altra piazza, ad accogliermi.

Con un ciliegio al centro, i bar a cui siede qualche assonnato turista, l’odore del caffé turco e di ricotta, il cielo lavato da un temporale notturno, i pesci brulicanti nelle reti appena tirate a riva.

E il mio respiro che s’espande, infinito, inseguendo i gabbiani.

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