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Trieste è un città scontrosa, ma gentile.
Davvero un ragazzo con le mani troppo grandi per regalare un fiore – come scriveva Saba.
Un crocevia di popoli dalle molte lingue.

Ascolto rapita il dialetto così simile a quello di mio padre, che ormai non ho più occasione di parlare.

Poi, a cena, quasi mi commuovo davanti alle patate in tecia e a un piatto di capuzi garbi che sembrano quelli dell’infanzia.

Mi salvano l’aria frizzante del Carso, la tavola imbandita al limitare dei vigneti, la notte senza luna in cui i bambini si rincorrono sull’aia e il ballatoio da cui contemplo le luci lontane, là dove il mare, a stento, s’indovina.

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E’ un po’ di tempo che mi sveglio alle cinque e per ore attendo il sonno che non viene.

Ti ascolto respirare, disteso accanto a me: il tuo russare lieve, gentile, come tutto è gentile, in te.

Vorrei esserti vicino, nei tuoi sogni, invece è fatale che siamo qui, l’uno accanto all’altra, eppure ognuno nel suo mondo.

Io che ho basato tutta la mia vita sull’amore sono destinata a perdere.

L’amore non può raggiungerti ovunque, varcare la soglia del sonno, sconfiggere la morte.

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io sono una chitarra che suona secondo questa musica, tu il vento che la fa cantare

i versi toccano le corde come un pianto dolce

io sono una chitarra
rossa del mio sangue, intingi le dita dentro al cuore

io sono una chitarra che suona nel silenzio della sera
una chitarra azzurra
tu tocchi le mie corde, sei il vento che le fa vibrare

l’oceano dove prendo il largo

la vela che mi fa salpare

io suono senza sosta col mio pianto rosso
suono senza sosta col mio pianto azzurro

sei lo spartito che io seguo senza sosta

tu sei la notte a cui tornare

Soundtrack: Sigur Rós, Við spilum endalaust (testo)

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Sì, dovresti preoccuparti.

Invitarmi ad uscire, portarmi a cena, offrirmi un sigaro comprato apposta.

Appoggarmi una mano sulla spalla e dirmi che non sei bravo con le parole, ma sei qui per me.

Soundtrack: Bruce Springsteen, Reason To Believe

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Bisognerebbe chiudere le tende su questo giorno vestito a festa in cui tutto mi parla dello splendore della vita.

Nella mia anima brucia una febbre cattiva.

Dovrei rifugiarmi dentro la terra, in una buia, umida tana, dove guaire non vista finché non ho più occhi per piangere.

Finché non ho più forza di urlare.

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Angelo
territorio inesplorato
della mia solitudine
Dimensione
che non si consuma
per il saperla a memoria
Vetta aguzza
di roccia
distante
Enigma
cruciverba
e fiaba
Io Tu
Sfida    Silenzio    Desiderio
Quiete assassina

25.8.1994

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I giorni
possono metterci
giorni interi
a passare.

Aspetto
anche se so
che è inutile
aspettare.

14.8.2008

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Guido nella notte calda d’agosto col finestrino aperto dopo una giornata di lavoro. Un’altra, domani, tra poche ore.

I lampi guizzano tra le nuvole. Nella radio suona, sommessa, una musica del passato.

Sono stanca.

Guardo la striscia bianca scorrere davanti ai fari, lungo la strada deserta.

Sono stanca di questa giornata e di quella che deve ancora venire.

Il tempo è una ruota che gira, che gira, che gira.

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Quando qui in padania soffia il vento dell’isola mi sento all’erta, pronta a scattare. Mi sento il cuore gonfio non so bene di cosa. Ma so bene il perché.

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Se non sapessi
nulla
di me stessa
direi che mi sono
addormentata
e con l’anima
in fiamme
ho ascoltato
il ruggito della notte
Poi
guardandomi
mi farei del male

Ravello, 11.8.1998

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Dicevo ieri sera a mio marito aspettando il refrigerio della notte e il sonno che non veniva -Intendiamoci bene, sono felice di quello che ho, anzi, me la godo, però proprio per questo…-

Proprio per questo mi chiedo se basta aver realizzato (o quasi) (ma dentro quel quasi sta la misura della distanza tra la realtà e il sogno, quindi è fatale che ci sia, anzi necessario, e dunque va bene così, come se il quasi non ci fosse) tutti i propri desideri di ragazza, se è sufficiente la felicità a giustificare un’esistenza.

Nella spirale di passato e presente che continuamente ripercorro tornando sui miei passi, troverò, un giorno non troppo lontano, la chiave per il futuro?
A cosa sarò servita una volta spenta? Le mie emozioni, i miei pensieri, le cose in cui credo? E tutto l’amore che sento?

Mio marito azzarda una risposta, che in fondo è quella che mi do sempre anch’io, che anch’io tento, ma rimane a mezz’aria, aleggia sui nostri sogni, si (con)fonde col viaggio che devo compiere questa mattina.
Quando mi capita di visitare un luogo di vera sofferenza.

Quando, per ogni singola domanda di ieri e di sempre, semplicemente mi vergogno.

Soundtrack: Sigur Rós, Ara Batur

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