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Diamanti, frammenti di bellezza (sì, è di bellezza che abbiamo bisogno – concordo), nelle maglie della rete.

A te così vicina, da giorni, così dentro le tue parole che quasi le sento mie e non mi capacito di non avere saputo (potuto?) scriverle io stessa.

Ma, come dicevo, tutto scivola via, in queste ore. Non riesco ad afferrarlo.

E allora, di nuovo, ti cito. Ti riporto qui.

Nemmeno io so se i nostri intrecci, le nostre vicinanze, siano reali o virtuali. Se sarebbe (stato) lo stesso ad incontrarci di persona. (Qualche volta l’ho fatto e non è andata come avrei sperato.)

Ma le emozioni sono autentiche. La bellezza è genuina. Scovarla in un blog, in un libro, in un film, in un dipinto, non fa differenza.

O forse sì. La differenza è che con te ne posso discutere, pubblicamente. (Con Hikmet no, ad esempio.) E questo dovrà pure contare qualcosa.

Per commentare questo articolo collegati a:

http://filosoffessa.tumblr.com/post/15997396

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Per leggere ed eventualmente commentare questo articolo collegati a:

http://filosoffessa.tumblr.com/post/9918587

La faccenda della pubblicità indesiderata mi ha seccato, quindi, per il momento, mi trasferisco su Tumblr.

Ovviamente lo strumento è diverso: non un blog in senso stretto, ma un “aggregato” di fonti.

Perciò, d’ora in avanti, quando ascolterò musica su Last.fm [1], aggiungerò un link a del.icio.us, condividerò un post con GoogleReader [2], questi contenuti appariranno immediatamente sotto forma di collegamenti (a volte accompagnati da una breve descrizione) in filosoffessa.tumblr.com.

Quando, invece, scriverò un post vero e proprio, di mio pugno, comparirà su Tumblr sotto forma di articolo commentabile e qui su WordPress come link a Tumblr.

La rubrica Disaggregati prosegue su Tumblr. I post relativi saranno intitolati: [Disaggregati] Titolo dell’articolo. [3]

Dal prossimo post chiuderò i commenti su WordPress.

Ci vediamo di là?

PS. Il feed della nuova casa (che, come ho spiegato, raccoglie tutte le alcune mie “condivisioni“) è: http://feeds.feedburner.com/tumblr/filosoffessa. Ci si può anche iscrivere via e-mail.

[1] Spostata in un link nella colonna di destra del tumblelog.

[2] Spostati nell’apposito box della colonna di destra del tumblelog.

[3] Aggiornamento del 7 dicembre 2007: La rubrica Disaggregati chiude perché il tumblelog è già di per sé un aggregato di fonti diverse.
I post segnalati nell’aggregatore compaiono nell’apposito box della colonna di destra, i disaggregati come post sotto forma di link.

WordPress.com ha un ottimo servizio di protezione contro lo spam, ma poi “spara” spam nei nostri blog, a nostra insaputa.

Tutto è cominciato dalla lettura di un post di Tasti.

Mi è venuta la curiosità di provare se anche Filosoffessa contenesse pubblicità di cui non ero consapevole.

Ecco il risultato, da una ricerca su Google con “orgoglio pedofilo bufala”:

Pubblicità occulta sul mio blog [immagine .jpg – ingranditela alle dimensioni reali e fatevi due risate]

Secondo i Terms Of Service di WordPress io non sono autorizzata ad inserire AdSense di Google o altri aggeggi simili in Filosoffessa.

Evidentemente loro sì. Come si spiega nelle FAQ, ma, ancor meglio, nel blog.

Non discuto più di tanto sulla scelta: in fondo io non pago nulla, quindi non sono di principio contraria a lasciargli mettere un po’ di pubblicità sul mio sito.

Il fatto è che non ne sapevo nulla. E credo di essere in buona compagnia.

Peccato. Uno degli aspetti che apprezzo di più di WP è la mancanza di pubblicità. (Ora dovrei dire: apparente mancanza…)

Un accenno di tutta la faccenda nei Terms Of Service mi sarebbe sembrato quanto meno opportuno.

Blog e social network, anziché aumentare il pluralismo e il contraddittorio, porterebbero l’individuo a chiudersi “nel guscio dei suoi interessi attuali, senza esporlo mai ad altre informazioni e ad altri punti di vista”.

E’ la tesi di un saggio di Cass Sunstein, intitolato Republic.com 2.0, di cui parla diffusamente Franco Carlini su VisionPost di sabato scorso.

Che abbia ragione Elton John? 😉

Come sicuramente già saprete, dall’ondata di sollevazione generale suscitata dal cetriolone italico sono scaturite due lodevoli iniziative: Scandalo italiano e RItalia Camp.

Dopodomani, 31 marzo, scade il termine per firmare la petizione promossa da Scandalo italiano.

Anche se dubito che la letterina a Prodi sortirà gli effetti sperati (se non altro perché, in base alla legge, per avere accesso agli atti amministrativi occorre essere portatori di un interesse legittimo, cioè ad esempio una ditta esclusa dalla gara per il disegno del logo), mi sembra meno velleitaria della lotta per la salvaguardia della foca ugandese.

Ah, si può pure partecipare al wiki.

Una volta c’era “la posta del cuore”, oggi andiamo verso “la posta di Google”.

Le ultime chiavi di ricerca che hanno indirizzato qualche malcapitato sul mio blog sono state:

  • come scrivere una lettera a mio marito
  • come gestire due figli molto piccoli
  • fuga da scuola + tristezza
  • quando i genitori sanno educare i figli
  • a volte anche i genitori sbagliano
  • adolescenti e ansia quanti sono?
  • quali possono essere gli hobby di un adolescente
  • domande dei figli e paure dei genitori

Il che non mi pare proprio incoraggiante.
Cioè mi sembra piuttosto triste e preoccupante che queste domande vengano rivolte ad un motore di ricerca anziché ad altri esseri umani: amici, parenti, consulenti dei servizi sociali, associazioni di sostegno presenti nei vari Comuni o circoscrizioni, al limite persone conosciute in forum o gruppi di discussione specifici…

Sono alquanto a corto di argomentazioni, anche perché reduce da un convegno milanese che ha prosciugato le mie già labili facoltà mentali, ma ho la fastidiosa sensazione che in tutto questo ci sia qualcosa di profondamente sbagliato.
Che ci fa del male.

Spero di aver torto.

Gentiloni e soci si fregano le mani per le imminenti concessioni WiMAX, ma la parola “assegnazione” delle licenze fa, giustamente, storcere il naso a Anti Digital Divide, Zeus News e Partito Pirata.

Mi associo all’iniziativa Liberate il WiMAX, promossa dal Partito Pirata,  e invito quanti mi leggono a fare altrettanto.

Leggo dal sito di Repubblica:

http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/google-lato-oscuro/google-lato-oscuro/google-lato-oscuro.html

Anche se non credo sia “colpa” degli hacker se Google è diventato quello che è…