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alla fine chi sono

la mia finestra
gli alberi
la signora dei gatti
l’intonaco delle stanze
le piastrelle scheggiate
il fiume che si trascina il cielo
le nuvole capovolte
la lentezza del fumo
che sale

parole dentro i libri
allineati sugli scaffali
parole sui quaderni
chiusi nei cassetti
frasi sulla lingua
che si compongono nel cuore
prima di spiccare un volo
di pensieri

queste
mille altre cose ancora
senza nessuna importanza
una mappa mentale
di me
che si disegna con gli anni
che continuamente rigiro
tra le mani
cercando il punto cardinale
che manca

ma poi alla fine
dimmelo pure
un po’ tu
come mi vedi

[Per commentare questo articolo collegati a: http://filosoffessa.tumblr.com/post/33536768]

Filosoffessa è alla seconda nomination per il Thinking Blogger Awards.

Dopo Excalibur anche elrond mette il mio blog tra i cinque che fanno pensare.

Sono lusingata. E’ importante suscitare riflessioni, specie in un momento storico come questo, in cui se ne sente davvero il bisogno.
Ed emozioni, anche, che ci spingano a condividere, altra cosa di cui c’è molto bisogno.

Sono lusingata, ma, spiacente, non parteciperò al meme.

I blog che mi fanno pensare, emozionare, sorridere, indignare, sperare, dubitare… li trovate elencati nel “…logroll” o citati nella colonna “Dall’aggregatore di Filosoffessa”, oppure virgolettati, come post del tumblr-coso.

Seguo tutti con interesse, spesso con affetto, come vecchi amici. E sono certa che voi fate lo stesso con me.

[Per commentare questo articolo collegati a: http://filosoffessa.tumblr.com/post/25170640]

Tutto inizia da questo post: Forse il problema che Michele definisce “Poetico, meraviglioso, memorabile.”
Ci arrivo tramite AnniKa, che aggiunge “Concordo con Michele.”

A me, invece, sembra un po’ troppo facile.

E’ vero che il quadro della politica e della società, in Italia, è abbastanza desolante, specie per chi, come AnniKa e Michele, ha l’occasione di vivere all’estero, in Paesi più civili, e di fare i debiti confronti.

Epperò, epperò… dire che da noi le persone intelligenti sono una ristretta minoranza, che non ha diritto di cittadinanza e di espressione, che l’unica è gettare la spugna, tutto questo mi sembra ancora più desolante.

Se la nostra “povera patria”, per citare Battiato, è in queste mani è anche perché gli italiani (tanto quelli intelligenti, quanto quelli cretini) sono soprattutto pigri, indolenti, individualisti, rinunciatari e più pronti a criticare che a costruire.

Se non è l’intelligenza che ci manca, se non sono i mezzi (uno tra tanti: quello che stiamo usando), allora mi sa che sono i fini.

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Così, l’orologio ha percorso di nuovo tutto il quadrante del tempo ed ho un anno di più.

Sotto la pioggia battente di venerdì, in autostrada, poi nelle strade umide di Belluno, ho atteso i tuoi auguri come una schiarita, scrutando le nuvole.

Ed eccoli, finalmente, gioia dolce e struggente nostalgia; desiderati, ma per nulla scontati.

Ecco le azzurre colline venete farsi giallo e porpora nel sole che le accarezza; il cielo accendersi di luce, rotondo, e chiaro, e distante.

Nella mattina che s’apre, rigogliosa di campane, un altro incontro si prepara, inaspettato, improvviso, come le migliori sorprese che la vita riserva.

Un incontro che prende il sapore del mare, il colore suo sorriso, la confidenza di un abbraccio.

Anche questo nel mio giro di giostra, con le stesse domande di sempre, ancora senza risposte, ma con più ricchezza nel cuore.

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http://filosoffessa.tumblr.com/post/17787579

Diamanti, frammenti di bellezza (sì, è di bellezza che abbiamo bisogno – concordo), nelle maglie della rete.

A te così vicina, da giorni, così dentro le tue parole che quasi le sento mie e non mi capacito di non avere saputo (potuto?) scriverle io stessa.

Ma, come dicevo, tutto scivola via, in queste ore. Non riesco ad afferrarlo.

E allora, di nuovo, ti cito. Ti riporto qui.

Nemmeno io so se i nostri intrecci, le nostre vicinanze, siano reali o virtuali. Se sarebbe (stato) lo stesso ad incontrarci di persona. (Qualche volta l’ho fatto e non è andata come avrei sperato.)

Ma le emozioni sono autentiche. La bellezza è genuina. Scovarla in un blog, in un libro, in un film, in un dipinto, non fa differenza.

O forse sì. La differenza è che con te ne posso discutere, pubblicamente. (Con Hikmet no, ad esempio.) E questo dovrà pure contare qualcosa.

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http://filosoffessa.tumblr.com/post/15997396

Per leggere ed eventualmente commentare questo articolo collegati a:

http://filosoffessa.tumblr.com/post/9918587

La faccenda della pubblicità indesiderata mi ha seccato, quindi, per il momento, mi trasferisco su Tumblr.

Ovviamente lo strumento è diverso: non un blog in senso stretto, ma un “aggregato” di fonti.

Perciò, d’ora in avanti, quando ascolterò musica su Last.fm [1], aggiungerò un link a del.icio.us, condividerò un post con GoogleReader [2], questi contenuti appariranno immediatamente sotto forma di collegamenti (a volte accompagnati da una breve descrizione) in filosoffessa.tumblr.com.

Quando, invece, scriverò un post vero e proprio, di mio pugno, comparirà su Tumblr sotto forma di articolo commentabile e qui su WordPress come link a Tumblr.

La rubrica Disaggregati prosegue su Tumblr. I post relativi saranno intitolati: [Disaggregati] Titolo dell’articolo. [3]

Dal prossimo post chiuderò i commenti su WordPress.

Ci vediamo di là?

PS. Il feed della nuova casa (che, come ho spiegato, raccoglie tutte le alcune mie “condivisioni“) è: http://feeds.feedburner.com/tumblr/filosoffessa. Ci si può anche iscrivere via e-mail.

[1] Spostata in un link nella colonna di destra del tumblelog.

[2] Spostati nell’apposito box della colonna di destra del tumblelog.

[3] Aggiornamento del 7 dicembre 2007: La rubrica Disaggregati chiude perché il tumblelog è già di per sé un aggregato di fonti diverse.
I post segnalati nell’aggregatore compaiono nell’apposito box della colonna di destra, i disaggregati come post sotto forma di link.

WordPress.com ha un ottimo servizio di protezione contro lo spam, ma poi “spara” spam nei nostri blog, a nostra insaputa.

Tutto è cominciato dalla lettura di un post di Tasti.

Mi è venuta la curiosità di provare se anche Filosoffessa contenesse pubblicità di cui non ero consapevole.

Ecco il risultato, da una ricerca su Google con “orgoglio pedofilo bufala”:

Pubblicità occulta sul mio blog [immagine .jpg – ingranditela alle dimensioni reali e fatevi due risate]

Secondo i Terms Of Service di WordPress io non sono autorizzata ad inserire AdSense di Google o altri aggeggi simili in Filosoffessa.

Evidentemente loro sì. Come si spiega nelle FAQ, ma, ancor meglio, nel blog.

Non discuto più di tanto sulla scelta: in fondo io non pago nulla, quindi non sono di principio contraria a lasciargli mettere un po’ di pubblicità sul mio sito.

Il fatto è che non ne sapevo nulla. E credo di essere in buona compagnia.

Peccato. Uno degli aspetti che apprezzo di più di WP è la mancanza di pubblicità. (Ora dovrei dire: apparente mancanza…)

Un accenno di tutta la faccenda nei Terms Of Service mi sarebbe sembrato quanto meno opportuno.

Blog e social network, anziché aumentare il pluralismo e il contraddittorio, porterebbero l’individuo a chiudersi “nel guscio dei suoi interessi attuali, senza esporlo mai ad altre informazioni e ad altri punti di vista”.

E’ la tesi di un saggio di Cass Sunstein, intitolato Republic.com 2.0, di cui parla diffusamente Franco Carlini su VisionPost di sabato scorso.

Che abbia ragione Elton John? 😉

[…] Il fatto che si possa vivere una sola volta, che non si possa cancellare ciò che si è vissuto, che non si possa tornare indietro, che il tempo sia irreversibile, fa sì che ogni azione compiuta, che ogni vita vissuta, sia vissuta per sempre. […]

Frammento da Enzo Paci, Tempo esistenza e relazione, citato sempre da Clelia

La coscienza d’essere viene data in dono solo a chi ha provato la disperazione. La nostra coscienza ha questo di caratteristico: che può dire di essere, solo chi ha guardato in faccia alla morte. E’ infatti se stesso solo chi ha rischiato la propria natura fenomenica […].

Frammento da Karl Jaspers, Filosofia, citato da Clelia oggi

Perché scrivo così poco di te, marito mio, me lo chiedo spesso.

Poi arriva, inaspettata come sempre succede, una risposta:

Di te non scriverò, / io sono tutta scritta di te. / Non c’è al di là del mio margine ombroso / pagina chiara che ti possa accogliere.
Elena Clementelli, citata da akatalēpsía  nel post 380.

(Grazie, ancora una volta, Clelia.)

C’è una bella differenza.

La stessa che passa tra una vera filosofa e una semplice filosof-fessa.

Con ciò mi taccio e mi rimetto tutta alle parole del n. 150 in questo post: http://akatalepsia.blogspot.com/2007/04/150.html

Oltre che al commento di amalteo, che segue.

Dopo una battuta così spiritosa posso fare a meno di partecipare all’ennesima catena? (Che i veri bloggers, quelli seri, chiamano meme…)

Dunque, il tema sarebbe: Cinque cose (sogni?) per cui sarei disposto a firmare carte false.

1. Trovare l’uomo della mia vita.
2. Poter dire quello che penso.
3. Non smettere mai d’imparare.
4. Riuscire a cambiare le cose che posso cambiare.
5. Riuscire ad accettare le cose che non posso cambiare.

Mmmm, già fatto. (Forse.)
😉

PS. Chi tra i miei blogfriends volesse continuare la catena è implicitamente invitato a farlo.

Elrond mi ha incatenata.
Non posso esimermi.

E quindi.

SONO: Come mi vedi.
TENDENZIALMENTE SEMBRO: Scontrosa.
FREQUENTO: I miei amici.
EVITO: Le discussioni inutili.
AMO: La vita.
ODIO: La falsità.
ADORO: La mia isola.
DETESTO: Gli ipocriti.
RICORDO: Tutto.
RIMUOVO: Se lo rimuovo non posso saperlo…
RESTO INDIFFERENTE: Al superfluo.
MI COLPISCE: La cattiveria.
MI INNERVOSISCE: Chi pedala in mezzo alla strada quando c’è la pista ciclabile.
MI RILASSA: L’odore e il rumore del mare.
CHIEDO: Complicità.
OFFRO: Condivisione.
SE MI DANNO 10: Sono orgogliosa.
SE DO 10: Sono felice.
IMPAZZISCO: Per quello che mi appassiona.
MI DEPRIMO: Per l’incomprensione.
MI VESTO: Ogni mattina.
MI SPOGLIO: La sera, di solito.
MI ELETTRIZZA: La scoperta.
MI DEMORALIZZA: La rassegnazione.
MI PIACEREBBE: Una casa con un camino, una veranda e un fazzoletto di prato.

In questo periodo mi sento più “sperimentale” di Rita Levi Montalcini.

Due commenti di elrond mi hanno fatto venir voglia di mettere la colonna sonora al post di ieri e di aggiungere i link alle citazioni musicali in quelli della categoria Dischi.

Ho fatto male?

Pare che oggi sia il Delurking Day, giorno in cui si invitano i lettori silenziosi dei blog a lasciare una piccola traccia, anche solo un saluto.

Gianluca mi invita a partecipare al gioco delle Cinque cose che non sapete di me. Eccolo accontentato.

Uno
Odio le catene di S. Antonio 😉

Due
A 9 mesi ho sputato l’omogeneizzato in faccia a mio padre, esigendo gli spaghetti al pomodoro.

Tre
Porto le scarpe senza lacci.

Quattro
Non sono mai stata in Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Sicilia. E, ovviamente, attendo suggerimenti per il viaggio.

Cinque
Amo (in ordine sparso): il cibo, il vino, i sigari, mare sole e vento, la calma piatta della mia campagna padana, il cinema, la musica, la lettura, lo scrivere, le chiacchiere con gli amici, conoscere posti nuovi e gente interessante, tornare nell’isola della mia infanzia, il mio lavoro, le persone di cui mi circondo…
Ma forse questo si capiva già.

Dedico questa poesia alla mia collega Elena. Sperando che sia di buon auspicio per una prossima scadenza importante.

Poiché tentare non nuoce

Non aspettare che ci sia sereno / o cada una tiepida pioggia / o l’orchestra dei fiori / incominci a suonare / o i già muti pesci / tacciano ancora di più. // Fà che ti basti che cominci il giorno / e che sia fatto chiaro / come pagina bianca / voltata dopo / la nera. // Allora tieni la faccia / più alta che si può / e tenta // poiché tentare non nuoce.

Roberto Piumini, da Quieto patato, Nuove edizioni romane, 1983

Un abbraccio.

Non volevo. Io sulla Fallaci non ho davvero niente da dire. Ho letto qualche suo libro (prima del delirio anti-islamico) e non mi è piaciuto. Da bibliotecaria so che è stata, nel bene e nel male, tra i protagonisti della scena letteraria italiana del dopoguerra. Della donna Oriana non so nulla. Forse questa sarà un’occasione per saperne di più, ma per il momento non posso che confessare la mia ignoranza.

Eppure mi ci tirano. Perché al bar mi viene la pelle d’oca ascoltando i discorsi degli avventori (e della barista). Perché al bar non interessa a nessuno capire, argomentare, conoscere. Si parla per slogan. (Scoperta dell’acqua calda, certo.)

Ma allora mi chiedo come si fa? E’ possibile far crescere la coscienza di una nazione?

Quanti sono gli elettori da bar? Dove ci porteranno?

Leggo Massimo Fini citato da Brodoprimordiale:

“Fra cinquant’anni libri come La forza della ragione verranno guardati con lo stesso orrore con cui oggi si guarda il Mein Kampf e ci si chiederà come sia stato possibile.”

Ne siamo proprio sicuri?