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Altra visitina al pronto soccorso, la gola è come piombo fuso, in cui mi accoglie l’infermiere di un anno fa.

Ritorno all’ospedale il giorno dopo.

Attendo nella sala che durante la polmonite m’era sembrata il tetto del mondo ed ora è solo squallida. La primavera splende tutta oltre i vetri opachi.

Il cortisone mi rimette abbastanza in sesto da poter partecipare alla festa di anniversario, ieri. Al pranzo con gli amici, alle capriole dei cuccioli sulla spiaggia in riva al Po.

Manchi, come sempre. Manca il tuo sigaro e anche il mio, oggi, in un giorno di cristallo in cui tira un vento teso, da molo di Marina. Non si fuma dopo la colata di piombo.

Dicono che domani pioverà. Pioverà tutta la settimana.

Non vedo l’ora che sia domenica.

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Ho il naso di un pugile suonato ma sono a casa.
Ora qualche giorno di riposo.
Grazie a tutti voi per l’attenzione affettuosa e per l’incoraggiamento, davvero prezioso.
Un abbraccio. A presto.

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Non sono riusciti ad intubarmi, quindi tutto rimandato a giovedì.

Non perdetevi le prossime, avvincenti, puntate…

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Mi hanno rilasciata, finalmente.
Ora ho bisogno di una doccia e di dormire quindici giorni.

Senza tanti complimenti

Il destino di M., 42 anni, vicina di letto ancora per pochi minuti, si ripete.

Quindici giorni fa era stata sbattuta fuori dal S. Raffaele perché non avevano posto.
Hai una broncopolmonite con versamento pleurico?
Chi se ne frega: ti puoi curare da sola.

Era approdata qui in provincia solo grazie all’intercessione e alle conoscenze del suo medico di famiglia.

La dottoressa che l’ha accolta, e che segue anche me, per due settimane ha valutato con attenzione il suo complessissimo quadro clinico (una serie di sfighe sovrapposte) e avrebbe voluto dimetterla domani, una volta avuti i risultati delle ultime, opportune, analisi.

Ma oggi il pronto soccorso rigurgita di persone bisognose di cure e il reparto è pieno zeppo.

Così un dottore che non l’ha mai vista in vita sua, e non si è neppure preso il disturbo di auscultarla, la rimanda a casa senza tanti complimenti.

Stregata dalla luna

Sdraiata nel letto guardo una luna perfetta, che inghiotte la notte.

Penso che valga la pena di vivere, se posso vederla.

Rammento i versi di una poesia cinese, che leggevo da ragazza, e dice:

“Tutta la notte non potei dormire
per il chiaro di luna sul mio letto.
Udivo sempre una voce chiamare
dal Nulla il Nulla rispondeva: Sì.”

Penso che valga la pena di vivere, se posso ricordarli.

Dalla pentola a pressione al treno a vapore

Di solito il mio ossigeno ha rumore di ruscello.
Prima di dormire lo ascolto, immaginando di essere in luoghi lontanissimi.

Ieri sera sibilava come una pentola a pressione.

Si è staccato nel cuore della notte, salendo sulle note della locomotiva a vapore, e facendoci prendere un bello spavento.

Conversazioni surreali

Obelix parla con Amina (quella dei cinque piselli).

Obelix: Ieri tua sorella mi ha raccontato che ha sognato cinque piselli. Mi ha fatto morire dal ridere, ah ah ah ah.
Amina: ???

Lascio la Ferrari
Ho avuto il permesso di fare a meno della Ferrari.
Così adesso vado molto più veloce… 😉

Il volo della farfalla azzurra
Dopo quattro giorni di onorato servizio la farfalla azzurra se ne vola via.
Subentra una collega rosa, con cui non so ancora se saremo amiche.

Domande filosoffesse
Quale sarà la leva per regolare lo schienale del letto?
SDOIINGGG!
Mmmm, era quella.

Cambio della guardia

K., dolcissima signora marocchina, lascia la nostra stanza per tornare a casa.

Mi mancheranno le sue premure:
“Tu mangia, che guarisce”, “Guarda che finito acqua di ossigeno: chiamare infermiera”.

Spero che a casa i suoi uomini la lasceranno un po’ riposare.

Al suo posto compare una vecchina che spunta appena dal letto e di cui non sappiamo neppure il nome, perché non emette alcun suono.

Questo territorio di confine, ultima frontiera della vita, in cui la vita si ritira per diventare qualcos’altro, mi mette addosso una pena triste e, insieme, una tenerezza infinita.

Reparto multietnico
(In ordine di apparizione).

Dottoressa: italiana.

Infermiere: peruviana, rumena, peruviana (non la stressa), paesi dell’est, rumena (non la stressa), Avellino, senegalese, paesi dell’est (non la stressa), senegalese (non la stressa), Avellino (non la stressa), ecc. ecc.

Alle 9 arriva Amina, nera giunonica che sovraintende alla distribuzione dei pasti.

“Ogi dotori è contenti. Si vede che ieri la dà.
Io non fa niente. Questa note sognato cinque piseli.
Non due, cinque… Uno più belo di altro…”

Io invece questa notte ho dormito e mi sembra la cosa più meravigliosa del mondo.

Sonno elefante

Dopo due notti insonni a casa e due qui, non chiedo altro che svenire.

Fuori la nebbia incarta il mondo come un domopack enorme.

“Sonno lontano / vieni qui / rimani vicino a me / fammi volare / tra le montagne / sopra le dune / senza guardare / senza pensare più / senza capire più / sonno gigante / sonno elefante / distenditi quassù…”

Soundtrack: Paolo Conte, Sonno elefante

Concerto per ronfatrici con assolo di femmina urlante e gran finale di ricovero notturno

(Ore 02.00:
L’Obelix in miniatura che dimora nella stanza accanto verseggia come un Obelix intero, no, doppio: ROOONF ROOONF ROOOONFF
Controcanto dalla mia stanza: KTZZ)

Primo movimento: ROOOONFF KTZZ
ROOOONFF KTZZ ROOOONFF KTZZ
ROOOONFF KTZZ

Secondo movimento: ROOOONFF KTZZ ROOOONFF KTZZ ROOOONFF KTZZ ROOOONFF KTZZ

Intermezzo (dal fondo del corridoio): TITA (pausa) TITA (pausa) TITA (pausa) TITAAA
BUBA (pausa) BUBA (pausa) BUBA (pausa) BUBAA

Terzo movimento: ROOOONFF KTZZ ROOOONFF KTZZ ROOOONFF KTZZ ROOOONFF KTZZ

Intermezzo: TITA (pausa) TITA (pausa) TITA (pausa) TITAAA
BUBA (pausa) BUBA (pausa) BUBA (pausa) BUBAA

(Ore 03.00)
Gran finale: ricovero ospedaliero notturno nella stanza accanto.

Viavai concitato, barella, domande di routine e ragguagli ai parenti (in corridoio, fuori dalla mia porta – volume delle voci 5/10).

(Ore 04.00)
Spettegolamento di Obelix con l’infermiera: volume 10/10.
Riporto solo la chicca.

Obelix: Che cos’ha?
Infermiera: Anemia.
Obelix: E cos’è, l’anemia viene di notte?

(La sveglia, naturalmente, è alle 06.00…)

Collezione di farfalle
Una verde grande nell’incavo del gomito.
Una piccola rossa dentro l’arteria del polso.
Quella verde al mattino se ne vola via. Insieme all’incavo.
Una azzurra la sostituisce, nella vena della mano.

La misura della libertà
Se lo stacco dalla guida che lo fa scorrere fino al mio letto, quanto lontano posso portare il tubo dell’ossigeno?

La Ferrari
Ho ottenuto una Ferrari che porta in giro l’ossigeno, così io posso portare in giro me stessa e in spalla lei.

Sul tetto del mondo
Con la mia Ferrari arrivo fino in fondo al reparto: la sala d’attesa s’apre su un terrazzo d’angolo, tutto di vetro.
Dall’alto della torre di luci guardo la notte e per un attimo infinito, prezioso, mi sento totalmente felice.