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io sono una chitarra che suona secondo questa musica, tu il vento che la fa cantare

i versi toccano le corde come un pianto dolce

io sono una chitarra
rossa del mio sangue, intingi le dita dentro al cuore

io sono una chitarra che suona nel silenzio della sera
una chitarra azzurra
tu tocchi le mie corde, sei il vento che le fa vibrare

l’oceano dove prendo il largo

la vela che mi fa salpare

io suono senza sosta col mio pianto rosso
suono senza sosta col mio pianto azzurro

sei lo spartito che io seguo senza sosta

tu sei la notte a cui tornare

Soundtrack: Sigur Rós, Við spilum endalaust (testo)

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Sì, dovresti preoccuparti.

Invitarmi ad uscire, portarmi a cena, offrirmi un sigaro comprato apposta.

Appoggarmi una mano sulla spalla e dirmi che non sei bravo con le parole, ma sei qui per me.

Soundtrack: Bruce Springsteen, Reason To Believe

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Guido nella notte calda d’agosto col finestrino aperto dopo una giornata di lavoro. Un’altra, domani, tra poche ore.

I lampi guizzano tra le nuvole. Nella radio suona, sommessa, una musica del passato.

Sono stanca.

Guardo la striscia bianca scorrere davanti ai fari, lungo la strada deserta.

Sono stanca di questa giornata e di quella che deve ancora venire.

Il tempo è una ruota che gira, che gira, che gira.

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Dicevo ieri sera a mio marito aspettando il refrigerio della notte e il sonno che non veniva -Intendiamoci bene, sono felice di quello che ho, anzi, me la godo, però proprio per questo…-

Proprio per questo mi chiedo se basta aver realizzato (o quasi) (ma dentro quel quasi sta la misura della distanza tra la realtà e il sogno, quindi è fatale che ci sia, anzi necessario, e dunque va bene così, come se il quasi non ci fosse) tutti i propri desideri di ragazza, se è sufficiente la felicità a giustificare un’esistenza.

Nella spirale di passato e presente che continuamente ripercorro tornando sui miei passi, troverò, un giorno non troppo lontano, la chiave per il futuro?
A cosa sarò servita una volta spenta? Le mie emozioni, i miei pensieri, le cose in cui credo? E tutto l’amore che sento?

Mio marito azzarda una risposta, che in fondo è quella che mi do sempre anch’io, che anch’io tento, ma rimane a mezz’aria, aleggia sui nostri sogni, si (con)fonde col viaggio che devo compiere questa mattina.
Quando mi capita di visitare un luogo di vera sofferenza.

Quando, per ogni singola domanda di ieri e di sempre, semplicemente mi vergogno.

Soundtrack: Sigur Rós, Ara Batur

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(…)

so lead me to the harbour
and float me on the waves
sink me in the ocean
to sleep in a sailor’s grave
to sleep in a sailor’s grave

my heart is full
my heart is wide
the saddest song to play
on the strings of my heart

my heart is full
my heart is wide, so wide
the saddest song to play
on the strings of my heart

Moby, Harbour

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Il cuore sa.

Ma, come una bambina, ho sempre bisogno di conferme, di attenzioni, di carezze.

E’ cosa nota.

Tra le tante, ho anche la fortuna della tua pazienza.

Soundtrack: Coldplay, Don’t Panic

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In viaggio, notte tra il 25 e il 26 giugno

Filano via veloci i boschi della Slovenia e i cerbiatti che giocano con i fari della nostra auto.
Poi è un mattino azzurro sui monti della Lika che spuntano dalla nebbia.
Ancora un cervo, e uno scoiattolo, e operai in attesa della corriera lungo la strada bagnata, e case che portano le ferite d’una guerra che sembra lontana, ma è stata fatica di contadini avvezzi a ricostruire con mani pazienti, a piegare la schiena al dolore.

27 giugno

Plitvice è un incanto d’acque in una terra di frontiera, in cui si morde la fame.

Vrsi – Mulo, 29 giugno

In questa lontananza assoluta da tutto ciò che mi è quotidiano (lavoro, web, telefono, libri, poesia), una solitudine che è quasi salutare dimenticanza, oggi ti ho pensato, in un momento di beatitudine estrema, contro sole e contro vento, con tutto l’orizzonte aperto davanti allo sguardo, che non lo si poteva colmare.
E il mio pensiero s’è spinto in alto.
Libero.
In pace.

Vrsi – Gospa od Zečeva, 1 luglio

Bianco accecante della roccia scoscesa, dilavata dall’acqua, blu cobalto del mare.
Profilo delle isole all’orizzonte, verde-arancio nella luce, e spruzzi di giallo dei fiori del cardo sui pendii  scalati dalle greggi.
E’ questa bellezza aspra e selvaggia, che mi taglia il respiro, che mi pulisce e mi scava come il vento la pietra, che vorrei condividere con te.

Isole Kornati, 2 luglio

Ho fatto il bagno in un mare di smeraldo.

3 luglio

Šibenik è una città cadente, con le case addossate l’una all’altra, e gatti magri come nei bassorilievi dell’antico Egitto.

Il parco del Krka è violentato da orde di turisti in mutande che fanno il bagno nelle cascate e bivaccano ovunque, spolpando il terreno, come sciami di locuste.

4 luglio

Siamo tornati a Vir, a contenderci la spiaggia coi gabbiani e gli altri uccelli che fanno il nido nella terra.
Poi abbiamo mangiato pesce affacciati alla porta di Nin e detto arrivederci alla Dalmazia.

Nerezine – Galboka, 5 luglio

Sono sulla mia spiaggia. Non è cambiata per niente.
E’ l’ora in cui i turisti vanno a cena e il mare lascia intravedere i suoi tesori.
Le rondini volano a pelo d’acqua, le cicale cantano tra i pini, le onde, lunghe, sono verdi e le isole rosa-azzurre, tutt’intorno.
La luce declina, si alza la marea con un suono dolce, che scivola sulla riva.
Rintocca la campana di Santa Maddalena.
Nella case vicine arde un fuoco di legna.
E’ un tramonto tranquillo e io sono felice.

6 luglio

E anche le stelle si vedono ancora tutte.
A milioni.

7 luglio

Un Cohiba alla tua salute, in una sera di temporale che ti piacerebbe molto, con le nuvole aggrovigliate alle stelle e i lampi che vengono dal mare.
Manca solo di ascoltare Nestor’s Saga.

8 – 13 luglio

Poi non ho avuto voglia neppure di scrivere.
Soltanto emozioni.

A casa, 14 luglio

Riprendo il capitolo da dove l’ho interrotto. Da una musica.
Casa mi accoglie con il cielo ripulito dai temporali, come più lo amo.
Alla fine, la vacanza è tutta dentro di me.
Mi accendo il toscano del ritorno mentre sale la luna.
Soundtrack: Coldplay, Life In Technicolor

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Mi sembra di aspettarti per secoli, pregustando l’incontro successivo.

E infine rivedersi, chiacchierare, riabbracciarsi è sempre una questione di secondi

nel tempo fatto di attimi
e settimane enigmistiche.

Sotto la luna del jazz

And now hear me, jazz,
I whisper I love you, I whisper I love you.

Soundtrack: Paolo Conte, Sotto le stelle del jazz

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Oggi, nel vento gonfio di pioggia del parco, mi sono sentita libera.
Spuma d’onda sulla bitta del molo. Luce di rame nel buio nascosto tra i pini.

Mi sono sentita tranquilla. In pace. Fibra dell’universo nel suo continuo fluire.
Come l’altro giorno, seduta sulla panchina con te.

Ci vorrebbe davvero un abbraccio, ora che il meccanismo s’è inceppato di nuovo.
Uno di quelli in cui il tempo smette di scorrere, in cui l’istante si dilata all’infinito, in cui attingo dal cuore della materia l’energia che sprigiona.

In fondo, credo, è solo una questione di chimica quest’aderenza assoluta dei miei atomi ai tuoi.
Ma, non so come, non smette mai di sorprendermi, non smette mai di confondermi. E di convincermi.

Soundtrack: Elisa, Eppure sentire

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Anche il sigaro più buono ha un gusto migliore chiacchierando con te.

Soundtrack: Norah Jones, Toes

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Stamattina sono rimasta impigliata dentro un sogno, di quelli che si fanno appena prima della sveglia e ti lasciano con la sensazione d’esser scivolata nella parte sbagliata di realtà.

Oggi ha cambiato stagione già tre volte.
Ora è autunno, sulle prime colline dell’Oltrepò. Talmente verdi che se non fosse per i vigneti potresti dirle l’Irlanda.

La pioggia, sul tendone, ha un crepitio duraturo. Il cielo non accenna a schiarire.

Guardo una torre, in lontananza, di un qualche castello medievale arroccato su una balza a guardia del borgo, e una ruspa gialla che azzanna la terra nera.

Potrebbe essere questa, o un’altra vita.
Potrei essere io, oppure no.

Chissà se la zanzara che dorme sul davanzale alla fine mi pungerà o se abbiamo stretto un patto di non belligeranza che si riveli duraturo.

Ho letto troppo di politica e scritto troppo poco di poesia.

Soundtrack: Mark Knopfler and Emmylou Harris, All The Roadrunning

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I rami stiracchiati contro il cielo, il rombo dell’ingorgo, i cartelloni lampeggianti, il vento che precede un temporale.
E poi occhi e sorrisi e strette di mano. Ricordi impetuosi. Affinità, intimità, condivisione.
Alla fine tutto questo. In un abbraccio.
Mentre mi allontano le luci dell’aeroporto sono una magia.

Soundtrack: Nick Drake, At The Chime Of A City Clock

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Se solo sabato avessi potuto fermare il tempo.
Afferrare in eterno l’istante in cui mi riempivo gli occhi del tuo volto, di quel che tu, vero, sei nella vita vera.
In cui m’addolcivo il cuore con la tua voce, il tuo sorriso, il tuo calmo incedere nel mondo.

Le onde sono ancora alte. Ogni volta è così.
I giorni scivolano rapidi, come una corrente, eppure sembrano non passare mai.
Tutto di te soffia nelle grotte del mio spirito, tutto mi riporta al nostro incontro, anche se i ricordi si allontanano.

Sono in esilio, sono in terra straniera.
Lontana da me stessa vado in cerca di parole che trattengano le immagini e facciano più dolce lo schiaffo dell’acqua sulla riva.

Soundtrack: Rhapsòdija Trio, La bella del reame

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oggi è maggio e ha il gusto di un toscano originale
intanto che le ore passano cammino
mi siedo nel parco
annego dentro il cielo più azzurro dei prati
nelle onde del vento che hanno il rumore delle pinete dell’isola
guardo il fuoco lambire i ciocchi nel forno del pizzaiolo egiziano
mangio un kebab con la carne calda che mi cade tra le dita
bevo una birra come se fosse l’ultima
guido con i finestrini aperti la musica al massimo l’aria che mi scompiglia i capelli già grigi
a chi insegnerò tutto quello che ho imparato?
a chi racconterò tutto quello che ho sognato?
che cosa resterà di tutto quello in cui ho creduto?
stasera solo stelle profumo dell’estate
la notte alta in cui mi perdo e mi confondo con la vita

Soundtrack: Eddie Vedder, Long Nights (testo)

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L’intervento è venerdì. L’anno scorso mi hai portato bene. Ho voluto vederti prima.

L’auto attraversa un muro di pioggia, nella notte. Metto un po’ di musica. Faccio sempre fatica ad ingranare. Mi sembra di avere un milione di cose da dirti, dall’ultimo incontro, e di non ricordarmene nessuna.

Ti guardo fare people watching, nel locale. Osservo ogni tua minima espressione. Mi sembra di conoscerti a memoria, ma tutte le volte scopro qualcosa di diverso, qualcosa che ancora non so.

Sei stanco, credo, oppure distratto dai tuoi pensieri. Eppure sei gentile. Resti fino a tardi.

Vorrei salutarti con più affetto. Dirti almeno una di quel milione di cose che sento galleggiare dentro di me. Ma nessuna delle parole che ho usato fino ad ora, e sono tante, mi soccorre.

Un bacio frettoloso dentro il buio. La promessa di un viaggio. E il futuro ancora tutto avanti.

Soundtrack: James Blunt, Cry

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Ho traslocato, smontato e rimontato una ventina di computer.
Inscatolato libri, riposizionato libri.
Mi sono svegliata presto e coricata tardi. Fatto i numeri per leggere qua e là.
Ho ascoltato il telegiornale, anche.
E sono stata a Genova, a guardare i cavalloni alti, verdi e grigi, le spume bianche contro la riva, a Boccadasse.
A bere in un posto tapezzato da bottiglie di rum.
A fumare sulla spiaggia il 9 di dicembre.
Sono scivolata tra le tue braccia che non era ancora l’alba. Le tue braccia calde intorno a me.
Ho guidato nella nebbia. Ho guidato nel sole.
Tra le ciminiere e le montagne.
Ho sentito musica, parole, discorsi, urla, imprecazioni.

Con un po’ d’affanno.
La fine di quest’anno scivola.

Soundtrack: Linkin Park, Leave Out All The Rest

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Non so dove fossi, negli ultimi tre mesi.

Ma non importa.

Sono contenta che tu sia tornato.
(E di aver visto una stella cadente il 4 dicembre).

Soundtrack: The Notwist, Consequence

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Ieri tornavo a casa ad un’ora insolita: era ancora il tramonto.
Il vento aveva ripulito il cielo e le montagne scintillavano nella luce.

Nel cd avevo la musica che abbiamo ascoltato con le tue foto dell’Africa.
(Avevo pensato subito, sentendola, che fosse una colonna sonora perfetta per quelle immagini.)
Così continuavo a vedermele di fronte, come diapositive proiettate nella mente, in mezzo al mio viaggio.
I paesaggi sterminati, i volti dei bambini, le capriole intorno al pallone.

Un’auto. (Qui.)
(Click.)
Un elefante. (Là.)

Uno spruzzo di neve. (Click.) La scuola in mezzo alla savana.
Una nuvola. (Click.) La fila di jeep nere sull’orizzonte sconfinato.
Un cartello. (Click.) L’elicottero che si alza in volo.
La spazzatura ai bordi della strada. (Click.) Il camion gremito di gente che va la mercato.

Pensavo che ci sono decine di posti in cui non andrò mai.
Ma mi piace sentirli raccontare, da te che ci sei stato.
E non m’importa che la mia fetta di mondo sia così sottile, se posso guardare coi tuoi occhi.

Soundtrack: Agricantus, Hawa

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Ma nonostante il pessimo sapore dell’asfalto, dei gas di scarico, del vino e del whisky, non è questo che ricorderò.

Non è il modo di vivere insano che perseguiamo senza una ragione. E nemmeno l’amaro in bocca di vedersi senza incontrarsi.

Ricorderò il tuo sorriso, invece. Il fumo rotondo nella luce del monitor, le piccole cose che ti circondano ogni giorno, a cui non fai più caso.

Mi cullerò dentro la musica. E nelle immagini di tutte le volte che ti ho avuto con me.

Soundtrack: Brett Dennen, Ain’t No Reason

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(…)

Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta

vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla

ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti.

Traduzione:

Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna

perché l’aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà

sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali.

Sarà l’ottobre, sarà l’aria azzurra, saranno i campi dei nomadi lungo la strada per il lavoro.

Ma mi sento così.

Corrente di ali senza casa. Fuoco di legna senza sogni di mare.

E tutto mi sfugge dietro il finestrino dell’auto che scivola via.

Soundtrack: Fabrizio de André, Khorakhané (A forza di essere vento)

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