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magari un giorno anche per te verrà agosto e te ne starai nel tuo ufficio tutto solo a sfumacchiare e mi penserai e ti domanderai perché da così tanto tempo non condividi i tuoi pensieri con me e allora mi chiamerai e chiacchiereremo di tutto e di niente come solo i vecchi amici sanno fare e l’aria diventerà più dolce nel cielo fuori dalle mura di cemento e intorno ci saranno i voli delle rondini e un vento fresco che precede le stelle e allora magari ti verrà voglia di un buon sigaro in riva al fiume e di rivedere la ruga che ho sulla fronte quando mi appassiono ad un discorso e mi chiederai perché non ci incontriamo una di queste sere… allora nel buio mi sentirai sorridere. e quel sorriso ti arriverà dritto al cuore.

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sollecito nella risposta
l’altra sera mi scrivi
-Oh, dai!-

sottovaluti
i miei imperativi

o piuttosto
il potere che hai

28.7.2008

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Poesia illegittima

Quella sera che ho fatto l’amore
mentale con te
non sono stata prudente
dopo un po’ mi si è gonfiata la mente
sappi che due notti fa
con dolorose doglie
mi è nata una poesia illegittimamente
porterà solo il mio nome
ma ha la tua aria straniera ti somiglia
mentre non sospetti niente di niente
sappi che ti è nata una figlia.

Vivian Lamarque, da Poesie 1972-2002, Mondadori, Milano, 2002

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Nel bisogno tutto s’amplifica.
Divento fragile, tesa come vetro
tagliente e cattiva.
Una querula
voce d’infante
che pigola.
Mi perdo nei miei labirinti.
Smarrisco il te reale per quello immaginato.
Chiudo fuori la vita.
Maledico il veleno
che m’opprime.

Devo darrmi tempo
e spazio.

I giorni
uno dopo l’altro.

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Ha un profumo il cielo, stasera, di fieno fresco e pioggia lontana, talmente dolce, persuasivo, che non mi provo neppure ad accendere il sigaro, per non inquinarlo.

L’aria è frizzante, la stellata pulita, nonostante le luci della città e degli aerei che s’allontanano rombando.

Seguo quest’orizzonte di suoni e subito sono con te, con il desiderio di condividerlo.

Manca poco all’incontro, eppure mi sembra impossibile che tu questa notte sia dentro una distanza, ancora, una distanza che il mio pudore non riesce a colmare.

Ti penso. Cosa stai facendo ora?

Penso al tuo computer acceso, al bagliore dello schermo nell’ufficio semibuio, agli anelli di fumo oltre la tua testa.

E mi sembra impossibile che i tuoi occhi siano lontani dallo spettacolo che sto assaporando.

Mi maledico perché mi sono votata al silenzio, così non ti scriverò, oggi, come altre volte ho fatto, “Ehi, guarda che cielo, stanotte”.

Annusa che cielo, stanotte.

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Marina di Pietrasanta, 7 ottobre 2007

Ho rubato una sedia all’Edy’s Bar.
L’ho portata sulla spiaggia, che non si vede dove finisce, da un capo all’altro, nell’azzurro della costa.

La luce fa specchio sull’acqua.
La brezza porta odore di marina e il rumore delle onde.

Sagome scure sulla battigia.
Rare vele strette, appena oltre la sabbia.

Alle spalle le rocce nude delle Apuane, nell’alto del cielo, con qualche spruzzo di neve.

L’ultimo sigaro dell’estate brucia con entusiasmo, senza spegnersi, come nei nostri incontri.

Riascolto la tua voce nelle le cuffie.
La tua telefonata è stata una sorpresa.

Indovino il tuo sorriso, senza vederti, quando dici “Mi sono tirato la cenere addosso: quello che di solito fai tu.”

E ti taccio la capriola del cuore. Ti taccio il desiderio di abbracciarti.
Non ti chiedo se mi hai letto, se mi leggerai.

Lascio le tue parole planare dentro di me, farsi largo nell’autunno, per condurmi al sole.

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(…)

l’abbraccio adulto in un silenzio
scenico visibile
l’incendio è la stagione
delle tenebre bellissime
avevi fatto in aria un incantesimo
tu cosa sei per me?

Da Paolo Conte, Elegia

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Ho recuperato un’amicizia, negli ultimi due anni, un’intimità che non fosse quella del lavoro.

Delle tante, questa promessa l’hai mantenuta.

Nei giorni del dolore e dello sconforto ti ho avuto vicino.

Mi manca tutto, ora.

Perché sei ritornato a far parte di me, della mia vita, della mia giornata, dei miei pensieri, dei miei sogni.

Posso tacere. Posso aspettare. Posso smettere di chiedere. Posso lasciare che il tempo passi, che la distanza diventi più grande di quella che è. Posso far finta di niente. Posso vivere anche dentro la tua assenza.

Ma non vedo il perché.

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