You are currently browsing the category archive for the ‘Libri’ category.

Il mare in una rima

Arrivo
sulle rive
di Trieste
appena un poco
triste
di dover dire addio.
Vorrei portarti via.
Se si potesse chiudere
il mare in una rima
starebbe intero dentro
amare.

Chiara Carminati, Il mare in una rima, Mondadori (I sassolini), p. 7

[Per commentare questo articolo collegati a: http://filosoffessa.tumblr.com/post/48287785/vorrei-portarti-via

Ho una casa sul colle
tra olivi e olivi e olivi.

Il vento caldo sul tetto
e il forte odore dei pini.

Nel silenzio che la circonda
sono sparsi gli uccelli.

(…)

E laggiù vedo il mare
ricolmo fino all’orlo
di lontananza.

Frammento da Roberto Piumini, Ho una casa sul colle, in Io mi ricordo quieto patato…, Nuove edizioni romane, 1980, p. 34

Per ora basta.
Torno sull’isola.

[Per commentare questo articolo collegati a: http://filosoffessa.tumblr.com/post/39625730/e-laggi-vedo-il-mare-commiato]

Un nuovo incontro, simile a tanti altri, diverso da tutti gli altri.
Ricordo quelli passati.
Attendo i molti che verranno.

“rinnovamento dei miei giorni / simili gli uni agli altri / differenti gli uni dagli altri // (…) Il miracolo del rinnovamento, mio cuore, / è il non ripetersi del ripetersi.”
Nazim Hikmet, Concerto in Re minore n. 1 di J.S. Bach, da Poesie d’amore, Mondadori, 1963

[Per commentare questo articolo collegati a: http://filosoffessa.tumblr.com/post/25397083]

(…)

E’ incredibile ch’io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.
Ma è ancora un’età, la mia,
che s’aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.

(…)

Frammento da Mario Luzi, Aprile-Amore (testo completo, testo letto da Luzi)

Nel mio letto, il respiro di mio marito, io insonne, ascolto la pioggia scrosciare sopra i tetti, sopra i balconi, sulla plastica del ballatoio, sull’erba che si è fatta paglia, nel giardino.

La ascolto riempire le gronde, ingrossarsi in fiumi dentro i tombini, sparire come in un vortice e tornare, a raffiche, col vento.

Ascolto la tosse uscirmi dal petto, il respiro cercare un suo ritmo nella trama dei bronchi.

Ascolto i pensieri incagliarsi sempre nello stesso punto, chiedermi se ci sono parole per spiegarti, rispondermi che non ci sono, che le ho già usate tutte.
Che non c’è nulla che io possa dire per convincerti. Soprattutto, che convincerti non è la soluzione.

Perché ciò che vorrei da te è semplicemente un desiderio, puro e forte quanto il mio.
Ma un desiderio dev’esserci, deve esistere di suo, non si può né costruire, né pretendere.

Allora rileggo mentalmente una poesia, sento salire una musica, sento il sonno che viene a prendermi, in punta di piedi, tra un colpo di tosse e l’altro, in quest’estate che sta già per finire.  

Pioggia d’estate cade dentro di me
acini d’uva si schiacciano contro i miei vetri
gli occhi delle mie foglie sono abbagliati

pioggia d’estate cade dentro di me
piccioni d’argento volano dai miei tetti
la mia terra corre coi piedi nudi

(…)

pioggia d’estate cade dentro di me
senza rinfrescare la mia tristezza

(…)

il peso dell’afa è rimasto dov’era
al termine delle grosse rotaie
arrugginite.

Frammento da Nazim Hikmet, Pioggia d’estate

Soundtrack: Mogwai, Cody

La condizione di crescente “insularità” delle élite significa, tra l’altro, che le ideologie politiche tendono a perdere i contatti con la realtà.
Dal momento che il dibattito politico è limitato, nella maggior parte dei casi, a quelle che sono state acutamente definite le “classi parlanti”, esso tende a crescere su se stesso, a ridursi a un mero insieme di formule.
Le idee circolano esclusivamente sotto forma di pettegolezzi o di riflessi condizionati.
La vecchia contrapposizione tra destra e sinistra ha esaurito la propria capacità di chiarire i problemi e di fornire una mappa fedele della realtà. […]
Gli ideologi di destra e di sinistra, invece di affrontare gli sviluppi politici e sociali che tendono a mettere in discussione le verità rivelate tradizionali, preferiscono scambiarsi reciproche accuse di fascismo e di comunismo, in spregio dell’ovvia constatazione che né il fascismo né il comunismo rappresentano esattamente il futuro. […]

Frammento da: Christopher Lasch, La ribellione delle élite: il tradimento della democrazia, Feltrinelli, 1995, p. 70

[…] Il fatto che si possa vivere una sola volta, che non si possa cancellare ciò che si è vissuto, che non si possa tornare indietro, che il tempo sia irreversibile, fa sì che ogni azione compiuta, che ogni vita vissuta, sia vissuta per sempre. […]

Frammento da Enzo Paci, Tempo esistenza e relazione, citato sempre da Clelia

La coscienza d’essere viene data in dono solo a chi ha provato la disperazione. La nostra coscienza ha questo di caratteristico: che può dire di essere, solo chi ha guardato in faccia alla morte. E’ infatti se stesso solo chi ha rischiato la propria natura fenomenica […].

Frammento da Karl Jaspers, Filosofia, citato da Clelia oggi

Oggi la nostalgia del ritorno m’assale, come il vento che s’è finalmente levato e ingrossa le onde.

L’ultimo giorno non faccio mai il bagno.

Guardo il mare, all’infinito, cercando di berlo, di portarlo dentro ogni poro, di riempirmene gli occhi, le orecchie, il cuore.

Cammino sulle pietre, respiro la salsedine.
La spiaggia è una piana di detriti, inerti, sputati a riva dall’inverno.

Dietro di me la montagna, sventrata dalle ruspe, brilla, bianca, nel cielo turchese del sud.

Davanti, la linea chiara dell’orizzonte rivela le altre isole, talmente nitide che sembra di poterle raggiungere a nuoto.

Stasera me ne andrò nei vicoli bui, inseguendo la luna, fino alla campagna deserta, per ascoltare ancora il canto della marea, per vedere lo scintillio del cielo sull’acqua, per recitare a mezza voce una poesia.

“Ed ecco che ce ne andiamo come siamo venuti
Arrivederci fratello mare…”

Perché scrivo così poco di te, marito mio, me lo chiedo spesso.

Poi arriva, inaspettata come sempre succede, una risposta:

Di te non scriverò, / io sono tutta scritta di te. / Non c’è al di là del mio margine ombroso / pagina chiara che ti possa accogliere.
Elena Clementelli, citata da akatalēpsía  nel post 380.

(Grazie, ancora una volta, Clelia.)

(…)

Di chi è questo cuore che batte
più forte delle voci e dell’ansito?
è tuo è della città è della notte
o forse è il mio cuore che batte forte?

Dove finisce la notte
dove comincia la città?
dove finisce la città dove cominci tu?
dove comicio e finisco io (…)?

Frammento da Nazim Hikmet, Berlino 1961, in Poesie d’amore, traduzione di Joyce Lussu, Mondadori, 1963, p. 100

Soundtrack: Natalie Merchant, Thick As Thieves

(…)
il concetto di razza è stato creato dall’uomo, non dalla natura, anche se tendiamo a non vedere le cose in questo modo e anzi consideriamo le razze analogamente alle specie, ossia corrispondenti a fatti oggettivi profondi della realtà. In un’indagine condotta sull’intero territorio nazionale è stato chiesto agli statunitensi se condividessero la seguente affermazione: -Due persone della stessa razza saranno sempre geneticamente più simili rispetto a due di razze diverse.- Gran parte degli adulti intervistati si è detta d’accordo, anche se l’affermazione non è vera. Per capire perché, basterà tornare al concetto di razza intesa come famiglia: mio figlio è forse geneticamente più simile a qualsiasi altro Bloom di quanto lo sia rispetto a qualsiasi altro non Bloom, compresa sua madre? Due membri scelti a caso della stessa razza sono, addirittura, geneticamente più diversi di quanto un membro medio di una razza lo sia da un membro medio di un’altra.
(…)
la razza non è semplicemente una cattiva idea: è una cattiva idea profondamente radicata.

Da Paul Bloom, Il bambino di Cartesio: la psicologia evolutiva spiega che cosa ci rende umani, Il saggiatore, 2005, pp. 60-61

“L’inizio tumultuoso della vita democratica porta le prime amarezze, per tante cose che non vanno come, nelle ore dell’attesa, della cospirazione, della lotta, si sperava sarebbero andate.”

Libertà non è quella della democrazia pre-fascista, in cui si poteva “parlar male del governo o leggere nel giornale finanziato dal gruppo A la critica al governo che per il momento fa gli interessi del gruppo B”.

Libertà è partecipare alla gestione del potere “di fatto, e non di nome”.

Bisogna, dunque, epurare totalmente la società italiana dal fascismo, che sopravvive nella “mentalità reazionaria”, “troppo conservatrice” e nella struttura della democrazia statale.

“Non sarebbe ora di iniziare un nuovo costume, proprio in questi giorni dell’insurrezione popolare? Il popolo non è veramente libero se non quando la burocrazia, trincerata dietro la muraglia inespugnabile della procedura e dei regolamenti, è sbattuta fuori… La legislazione nuova dev’essere creata ora, nella stessa prassi insurrezionale: di questo si tratta, e non di applicare ai danni o a vantaggio dei fascisti la legislazione fascista.” [*]

Il “problema del fascismo”, inoltre, non è semplicemente politico: non è sufficiente “avversare… gli uomini del regime e neppure la forma dittatoriale”, occorre, piuttosto, “tenere fede ai grandi valori della cultura europea senza dogmatismo, senza perdersi in vuote formule, senza soffocare in aride sistemazioni ciò che di vivo [può] esserci in tutte le correnti e le esperienze della cultura mondiale.”

Solo così è possibile battere spiritualmente il fascismo “e batterlo in modo costruttivo: creando una cultura che [sia] veramente tale, vasta e insieme profonda e unitaria, agile ma non dilettantesca, critica ma non scettica” [**], popolare non nel senso di divulgativa, ma “accessibile a tutti, non iniziatica”. [***]

Parole scritte appena ieri: sessantadue anni fa.

Buon 25 aprile.


[*] Giulio Preti, L’esperienza insegna, “La provincia pavese”, 04.05.1945, anno I, n. 20, p. 1 e Epurazione, “La provincia pavese”, 25.05.1945, anno I, n. 27, p. 1
[**] Giulio Preti, Antonio Banfi: un educatore, “La provincia pavese”, 29.07.1945, anno I, n. 57, p. 2
[***] Giulio Preti, Praxis ed empirismo, Einaudi, 1957, p. 12

L’aria entra dal finestrino e s’avvolge a spirale, scompigliando i pensieri.
Leggo che agli americani serve un libro perché si ricordino di pensare.
Guardo i loro telefilm: sono didascalici. Hanno bisogno che gli si spieghi tutto.
E noi gli andiamo ad assomigliare.

Non reggo la vista di notiziari, blob, report, discussioni e dibattiti da circo equestre.
Non reggo gli slogan: né urlati, né sussurrati, né soavemente digitati sulla tastiera.

Ogni volta che li ascolto, che li vedo, il mio filosofo riecheggia nella mente, come se lo avessi studiato ieri.

Banalizzerò moltissimo il suo pensiero, vittima io stessa, mio malgrado, di quella necessità di sintesi che spesso è un’ottima scusa per mascherare il vuoto spinto delle idee.
A lui non sarebbe piaciuto  affatto.
Ma spero mi perdonerà, un giorno o l’altro, dopo che avrà smesso di rivoltarsi nella tomba.

“L’irrespirabile totalitarismo che imperversa nella democrazia odierna”, scriveva nel lontano 1967 [*], “vorrebbe politicizzare tutto… Il filosofo si deve difendere come può da queste pretese…”

Ormai da tempo abbiamo conquistato una certa eguaglianza economica, che, però, non è di per sé sufficiente a schiudere alle nuove generazioni “le porte della cultura”, che è fatica, studio, disciplina, metabolizzazione “dei padri”, ovvero di una tradizione.

Questa è stata per troppi secoli appannaggio esclusivo delle classi più abbienti ed ora che vi “si affacciano in massa… si trovano davanti ad una cultura che non è stata fatta da loro… né per loro, e che presuppone valori che essi non sanno vivere”. [**]

La delusione determina allora il “risentimento totale: la distruzione totale della cultura e di tutti i suoi valori”.
“… tutti devono essere uguali, tutti devono non pensare, bensì marciare, dimostrare, contestare, rovesciare e incendiare automobili, picchiare la polizia, tutti insieme, con i medesimi slogans, uniti in un’unica mistica persona ribelle…”. [***]

Ecco quindi che la “persona”, intesa come cosmo di valori, come fondamento della moralità, della libertà, dell’autotrascendenza, capace di vivere in modo “autentico”, viene relegata ai margini della società democratica, in cui apparentemente trionfa la “massa”, in cui di fatto trionfano coloro che hanno gli strumenti per accedere al potere, per far valere i propri interessi a discapito di quelli altrui. [****]

Sento sempre più vere queste parole.

O quelle, ben più amare, di Quasimodo.

“Sei ancora quello della pietra e della fionda
uomo del mio tempo”. [°]


[*] Giulio Preti, Un filosofo è un filosofo, “La Fiera letteraria”, 1967, n. 26, p. 53
[**] Giulio Preti, Que serà serà, Il Fiorino, 1971, pp. 15-18
[***] Giulio Preti, Crescete e moltiplicatevi, “La Fiera letteraria”, 1968, n. 34, p. 9
[****] Giulio Preti, La politica non fa la storia, “La Fiera letteraria”, 1967, n. 47, pp. 3-4

[°] Salvatore Quasimodo, Uomo del mio tempo, da Acque e terre, Edizioni di “Solaria”, 1930

Già da più notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura.
(…)

Frammento da Salvatore Quasimodo, S’ode ancora il mare, in Tutte le poesie, a cura di Gilberto Finzi, Mondadori (Oscar Grandi Classici), 1995, p. 141

Soundtrack: David Gilmour, The Blue

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata alla fine del mio gioco.

Umberto Saba, da 39 poesie, Mondadori, (I miti poesia), 1996, p. 7

Il vento vacilla esaltato e porta
foglie sugli alberi del Parco,
l’erba è già intorno
alle mura del Castello, i barconi
di sabbia filano sul Naviglio Grande.
Irritante, scardinato, è un giorno
che torna dal gelo come un altro,
procede, vuole. Ma ci sei tu e non hai limiti:
violenta allora l’immobile morte
e prepara il nostro letto di vivi.

Salvatore Quasimodo, Poesia d’amore, in Tutte le poesie, a cura di Gilberto Finzi, Mondadori (Oscar Grandi Classici), 1995, p. 252

Soundtrack: Elisa, Rock Your Soul

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
(…)
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

Frammento da Nazim Hikmet, 1949, in Poesie d’amore, traduzione di Joyce Lussu, Mondadori (Mondadori Poesia), 1963, p. 44

Soundrack: Mark Knopfler & Emmylou Harris, Beyond My Wildest Dreams

Benvenuta, donna mia, benvenuta!
certo sei stanca come potrò lavarti i piedi
non ho acqua di rose né catino d’argento
certo avrai sete
non ho una bevanda fresca da offrirti
certo avrai fame
e io non posso apparecchiare
una tavola con lino candido
la mia stanza è povera e prigioniera
come il nostro paese.
Benvenuta, donna mia, benvenuta!
hai posato il piede nella mia cella
e il cemento è divenuto prato
hai riso e rose hanno fiorito le sbarre
hai pianto e perle son rotolate sulle mie palme
ricca come il mio cuore cara come la libertà
è adesso questa prigione.
Benvenuta, donna mia, benvenuta!

Nazim Hikmet, da Poesie d’amore, traduzione di Joyce Lussu, Mondadori (Oscar classici moderni), 2002

Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.
– Perché vendi questa roba? – disse il piccolo principe.
– E’ una grossa economia di tempo -, disse il mercante. – Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatre minuti alla settimana. –
– E cosa te ne fai di questi cinquantatre minuti? –
– Se ne fa quel che si vuole… –
– Io -, disse il piccolo principe, – se avessi cinquantatre minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana… –

Antoine de Saint-Exupéry, da Il piccolo principe, Bompiani (Tascabili ragazzi), 1949, p. 101