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Il mare in una rima

Arrivo
sulle rive
di Trieste
appena un poco
triste
di dover dire addio.
Vorrei portarti via.
Se si potesse chiudere
il mare in una rima
starebbe intero dentro
amare.

Chiara Carminati, Il mare in una rima, Mondadori (I sassolini), p. 7

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Trieste è un città scontrosa, ma gentile.
Davvero un ragazzo con le mani troppo grandi per regalare un fiore – come scriveva Saba.
Un crocevia di popoli dalle molte lingue.

Ascolto rapita il dialetto così simile a quello di mio padre, che ormai non ho più occasione di parlare.

Poi, a cena, quasi mi commuovo davanti alle patate in tecia e a un piatto di capuzi garbi che sembrano quelli dell’infanzia.

Mi salvano l’aria frizzante del Carso, la tavola imbandita al limitare dei vigneti, la notte senza luna in cui i bambini si rincorrono sull’aia e il ballatoio da cui contemplo le luci lontane, là dove il mare, a stento, s’indovina.

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In viaggio, notte tra il 25 e il 26 giugno

Filano via veloci i boschi della Slovenia e i cerbiatti che giocano con i fari della nostra auto.
Poi è un mattino azzurro sui monti della Lika che spuntano dalla nebbia.
Ancora un cervo, e uno scoiattolo, e operai in attesa della corriera lungo la strada bagnata, e case che portano le ferite d’una guerra che sembra lontana, ma è stata fatica di contadini avvezzi a ricostruire con mani pazienti, a piegare la schiena al dolore.

27 giugno

Plitvice è un incanto d’acque in una terra di frontiera, in cui si morde la fame.

Vrsi – Mulo, 29 giugno

In questa lontananza assoluta da tutto ciò che mi è quotidiano (lavoro, web, telefono, libri, poesia), una solitudine che è quasi salutare dimenticanza, oggi ti ho pensato, in un momento di beatitudine estrema, contro sole e contro vento, con tutto l’orizzonte aperto davanti allo sguardo, che non lo si poteva colmare.
E il mio pensiero s’è spinto in alto.
Libero.
In pace.

Vrsi – Gospa od Zečeva, 1 luglio

Bianco accecante della roccia scoscesa, dilavata dall’acqua, blu cobalto del mare.
Profilo delle isole all’orizzonte, verde-arancio nella luce, e spruzzi di giallo dei fiori del cardo sui pendii  scalati dalle greggi.
E’ questa bellezza aspra e selvaggia, che mi taglia il respiro, che mi pulisce e mi scava come il vento la pietra, che vorrei condividere con te.

Isole Kornati, 2 luglio

Ho fatto il bagno in un mare di smeraldo.

3 luglio

Šibenik è una città cadente, con le case addossate l’una all’altra, e gatti magri come nei bassorilievi dell’antico Egitto.

Il parco del Krka è violentato da orde di turisti in mutande che fanno il bagno nelle cascate e bivaccano ovunque, spolpando il terreno, come sciami di locuste.

4 luglio

Siamo tornati a Vir, a contenderci la spiaggia coi gabbiani e gli altri uccelli che fanno il nido nella terra.
Poi abbiamo mangiato pesce affacciati alla porta di Nin e detto arrivederci alla Dalmazia.

Nerezine – Galboka, 5 luglio

Sono sulla mia spiaggia. Non è cambiata per niente.
E’ l’ora in cui i turisti vanno a cena e il mare lascia intravedere i suoi tesori.
Le rondini volano a pelo d’acqua, le cicale cantano tra i pini, le onde, lunghe, sono verdi e le isole rosa-azzurre, tutt’intorno.
La luce declina, si alza la marea con un suono dolce, che scivola sulla riva.
Rintocca la campana di Santa Maddalena.
Nella case vicine arde un fuoco di legna.
E’ un tramonto tranquillo e io sono felice.

6 luglio

E anche le stelle si vedono ancora tutte.
A milioni.

7 luglio

Un Cohiba alla tua salute, in una sera di temporale che ti piacerebbe molto, con le nuvole aggrovigliate alle stelle e i lampi che vengono dal mare.
Manca solo di ascoltare Nestor’s Saga.

8 – 13 luglio

Poi non ho avuto voglia neppure di scrivere.
Soltanto emozioni.

A casa, 14 luglio

Riprendo il capitolo da dove l’ho interrotto. Da una musica.
Casa mi accoglie con il cielo ripulito dai temporali, come più lo amo.
Alla fine, la vacanza è tutta dentro di me.
Mi accendo il toscano del ritorno mentre sale la luna.
Soundtrack: Coldplay, Life In Technicolor

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Stamattina sono rimasta impigliata dentro un sogno, di quelli che si fanno appena prima della sveglia e ti lasciano con la sensazione d’esser scivolata nella parte sbagliata di realtà.

Oggi ha cambiato stagione già tre volte.
Ora è autunno, sulle prime colline dell’Oltrepò. Talmente verdi che se non fosse per i vigneti potresti dirle l’Irlanda.

La pioggia, sul tendone, ha un crepitio duraturo. Il cielo non accenna a schiarire.

Guardo una torre, in lontananza, di un qualche castello medievale arroccato su una balza a guardia del borgo, e una ruspa gialla che azzanna la terra nera.

Potrebbe essere questa, o un’altra vita.
Potrei essere io, oppure no.

Chissà se la zanzara che dorme sul davanzale alla fine mi pungerà o se abbiamo stretto un patto di non belligeranza che si riveli duraturo.

Ho letto troppo di politica e scritto troppo poco di poesia.

Soundtrack: Mark Knopfler and Emmylou Harris, All The Roadrunning

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