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io sono una chitarra che suona secondo questa musica, tu il vento che la fa cantare

i versi toccano le corde come un pianto dolce

io sono una chitarra
rossa del mio sangue, intingi le dita dentro al cuore

io sono una chitarra che suona nel silenzio della sera
una chitarra azzurra
tu tocchi le mie corde, sei il vento che le fa vibrare

l’oceano dove prendo il largo

la vela che mi fa salpare

io suono senza sosta col mio pianto rosso
suono senza sosta col mio pianto azzurro

sei lo spartito che io seguo senza sosta

tu sei la notte a cui tornare

Soundtrack: Sigur Rós, Við spilum endalaust (testo)

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Sì, dovresti preoccuparti.

Invitarmi ad uscire, portarmi a cena, offrirmi un sigaro comprato apposta.

Appoggarmi una mano sulla spalla e dirmi che non sei bravo con le parole, ma sei qui per me.

Soundtrack: Bruce Springsteen, Reason To Believe

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Dicevo ieri sera a mio marito aspettando il refrigerio della notte e il sonno che non veniva -Intendiamoci bene, sono felice di quello che ho, anzi, me la godo, però proprio per questo…-

Proprio per questo mi chiedo se basta aver realizzato (o quasi) (ma dentro quel quasi sta la misura della distanza tra la realtà e il sogno, quindi è fatale che ci sia, anzi necessario, e dunque va bene così, come se il quasi non ci fosse) tutti i propri desideri di ragazza, se è sufficiente la felicità a giustificare un’esistenza.

Nella spirale di passato e presente che continuamente ripercorro tornando sui miei passi, troverò, un giorno non troppo lontano, la chiave per il futuro?
A cosa sarò servita una volta spenta? Le mie emozioni, i miei pensieri, le cose in cui credo? E tutto l’amore che sento?

Mio marito azzarda una risposta, che in fondo è quella che mi do sempre anch’io, che anch’io tento, ma rimane a mezz’aria, aleggia sui nostri sogni, si (con)fonde col viaggio che devo compiere questa mattina.
Quando mi capita di visitare un luogo di vera sofferenza.

Quando, per ogni singola domanda di ieri e di sempre, semplicemente mi vergogno.

Soundtrack: Sigur Rós, Ara Batur

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Mi sembra di aspettarti per secoli, pregustando l’incontro successivo.

E infine rivedersi, chiacchierare, riabbracciarsi è sempre una questione di secondi

nel tempo fatto di attimi
e settimane enigmistiche.

Sotto la luna del jazz

And now hear me, jazz,
I whisper I love you, I whisper I love you.

Soundtrack: Paolo Conte, Sotto le stelle del jazz

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Oggi, nel vento gonfio di pioggia del parco, mi sono sentita libera.
Spuma d’onda sulla bitta del molo. Luce di rame nel buio nascosto tra i pini.

Mi sono sentita tranquilla. In pace. Fibra dell’universo nel suo continuo fluire.
Come l’altro giorno, seduta sulla panchina con te.

Ci vorrebbe davvero un abbraccio, ora che il meccanismo s’è inceppato di nuovo.
Uno di quelli in cui il tempo smette di scorrere, in cui l’istante si dilata all’infinito, in cui attingo dal cuore della materia l’energia che sprigiona.

In fondo, credo, è solo una questione di chimica quest’aderenza assoluta dei miei atomi ai tuoi.
Ma, non so come, non smette mai di sorprendermi, non smette mai di confondermi. E di convincermi.

Soundtrack: Elisa, Eppure sentire

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Anche il sigaro più buono ha un gusto migliore chiacchierando con te.

Soundtrack: Norah Jones, Toes

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Stamattina sono rimasta impigliata dentro un sogno, di quelli che si fanno appena prima della sveglia e ti lasciano con la sensazione d’esser scivolata nella parte sbagliata di realtà.

Oggi ha cambiato stagione già tre volte.
Ora è autunno, sulle prime colline dell’Oltrepò. Talmente verdi che se non fosse per i vigneti potresti dirle l’Irlanda.

La pioggia, sul tendone, ha un crepitio duraturo. Il cielo non accenna a schiarire.

Guardo una torre, in lontananza, di un qualche castello medievale arroccato su una balza a guardia del borgo, e una ruspa gialla che azzanna la terra nera.

Potrebbe essere questa, o un’altra vita.
Potrei essere io, oppure no.

Chissà se la zanzara che dorme sul davanzale alla fine mi pungerà o se abbiamo stretto un patto di non belligeranza che si riveli duraturo.

Ho letto troppo di politica e scritto troppo poco di poesia.

Soundtrack: Mark Knopfler and Emmylou Harris, All The Roadrunning

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I rami stiracchiati contro il cielo, il rombo dell’ingorgo, i cartelloni lampeggianti, il vento che precede un temporale.
E poi occhi e sorrisi e strette di mano. Ricordi impetuosi. Affinità, intimità, condivisione.
Alla fine tutto questo. In un abbraccio.
Mentre mi allontano le luci dell’aeroporto sono una magia.

Soundtrack: Nick Drake, At The Chime Of A City Clock

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Se solo sabato avessi potuto fermare il tempo.
Afferrare in eterno l’istante in cui mi riempivo gli occhi del tuo volto, di quel che tu, vero, sei nella vita vera.
In cui m’addolcivo il cuore con la tua voce, il tuo sorriso, il tuo calmo incedere nel mondo.

Le onde sono ancora alte. Ogni volta è così.
I giorni scivolano rapidi, come una corrente, eppure sembrano non passare mai.
Tutto di te soffia nelle grotte del mio spirito, tutto mi riporta al nostro incontro, anche se i ricordi si allontanano.

Sono in esilio, sono in terra straniera.
Lontana da me stessa vado in cerca di parole che trattengano le immagini e facciano più dolce lo schiaffo dell’acqua sulla riva.

Soundtrack: Rhapsòdija Trio, La bella del reame

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