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io sono una chitarra che suona secondo questa musica, tu il vento che la fa cantare

i versi toccano le corde come un pianto dolce

io sono una chitarra
rossa del mio sangue, intingi le dita dentro al cuore

io sono una chitarra che suona nel silenzio della sera
una chitarra azzurra
tu tocchi le mie corde, sei il vento che le fa vibrare

l’oceano dove prendo il largo

la vela che mi fa salpare

io suono senza sosta col mio pianto rosso
suono senza sosta col mio pianto azzurro

sei lo spartito che io seguo senza sosta

tu sei la notte a cui tornare

Soundtrack: Sigur Rós, Við spilum endalaust (testo)

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Angelo
territorio inesplorato
della mia solitudine
Dimensione
che non si consuma
per il saperla a memoria
Vetta aguzza
di roccia
distante
Enigma
cruciverba
e fiaba
Io Tu
Sfida    Silenzio    Desiderio
Quiete assassina

25.8.1994

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Se non sapessi
nulla
di me stessa
direi che mi sono
addormentata
e con l’anima
in fiamme
ho ascoltato
il ruggito della notte
Poi
guardandomi
mi farei del male

Ravello, 11.8.1998

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sollecito nella risposta
l’altra sera mi scrivi
-Oh, dai!-

sottovaluti
i miei imperativi

o piuttosto
il potere che hai

28.7.2008

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leggevo un libro senza sosta
asciutto come un osso
le parole penetravano la mia fragilità
mi rendevano ebbra
se ancora lo sfoglio – la biblioteca lo conserva –
perdo gli anni dalle spalle
l’adolescenza mi possiede
le stesse cancellature
di scolaro che ha preso appunti
e un po’ di malinconia
comincia:
ascoltami, i poeti laureati
ecco
è domenica
siamo nella mia sala da pranzo
ho vent’anni – forse ventuno
la stanza è fresca e scura
il tuo profumo si confonde con quello dei limoni
montale fu profeta
toccò anche a me – quel giorno
la mia parte di ricchezza

13.6.1998

da Montale ritrovato, I.
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Oggi scendo dall’autobus
e percorro la strada che tante volte
ho percorso
calpesto l’erba su cui correvo da bambina
E l’altalena
che volava alta nel cielo
Per anni ha dondolato
solcando prato e sabbia
colorata di giallo e di rosso
poi scrostata e mossa appena dal vento
Ricordo che avevo paura
a lanciarmi senza peso nel vuoto
ma quando una mano mi spingeva
e-lo-stomaco-e-il-cuore-e-la-gola
erano un unico grido
mi sentivo felice e senza pensieri
Per anni le catene sono rimaste
scivolando verso terra
ad ogni sguardo mi sembrava
di aver perso una stagione
di non poterla più ritrovare
Oggi hanno rifatto l’altalena
ora è un asse di legno nudo
le catene sono rosse e nuove
Un sorriso mi nasce
e-lo-stomaco-e-il-cuore-e-la-gola
sono di nuovo un unico grido
e quel ricordo riaffiora
alla superficie del fiume del tempo
Ricordo le corse all’altalena
su fino alle nuvole in mano a dio
le discese dallo scivolo veloci
(un-confondersi-degli-alberi-
delle-case-della-gente-in-una-striscia-breve)
dentro il mucchio di sabbia
dove aspettava mia madre
Ritornano i sogni le canzoni le paure
ritornano i pianti l’orgoglio che brucia
e una stagione che forse
ho voluto dimenticare
perché mai ritornasse
a turbare il sonno di oggi
Allora rido ancora
camminando lentissima
stanca d’un viaggio di ore trascorse
Allora penso ancora
a quanto fosse stupida la paura
e il mio pianto senza foce
M’illudo ancora
di essere oggi cambiata
di essere saggia e lontana
da un giorno spezzato
m’illudo di essere grande
dimentico
Che l’altalena oscilla piano
sopra il prato.

maggio 1989

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Che vuoi dirmi
padre
in quest’anniversario
tornato a visitarmi
nel sonno
mentre t’inseguo
tra Milano
e il mare

Forse lenire
la fatica
d’una vita senza sogni
o ricordare
che il passato rende
gravido il presente
ma non lo riempie
mai

22.5.1998

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Intanto mi fermo ad ascoltare
il jeans che ricade, morbido
lungo la gamba e sulla scarpa
mentre muovo il passo:
mi sorprendo della perfetta
architettura che presiede
la mia vita.
Poi la tecnologia
d’esistere s’inceppa:
m’impressiono a domandarmi
e la malinconia
s’allunga senza scopo.

Certi romanzi vanno letti
sotto un cielo livido.

27.4.1996

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Il fiume s’imbeve
della pace del mattino,
cataste di legna
e voci.

Un fischio, lontano.
“Viale Rimembranze
Alla Strada Ferrata”:
una piccola tomba con un fiore
di stoffa
e un lumino acceso.

Poi nulla.

aprile 1986

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Le tredicenni la fanno facile
affidando gli affanni
ad un foglio verdino

e dentro ci sei tu
o Leonardo Di Caprio
– che importa? –

del resto non fa differenza
ciò che conta per loro
non è la presenza o l’assenza

A me invece
gli anni diventano gravi
proprio non riesco a dimenticarli

i passi li rendono ampi
e a contarli
mi smarrisco: adesso mi manchi

perché mi ricordi quell’altro
ch’è via come te
ora che sei partito

Perché nuovamente c’è un lutto
un rimpianto per quello ch’è stato
per ciò che non abbiamo detto

O forse non abbiamo capito

26.4.1998

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Eppure sei qui
schiacciato alla terra dai sassi
mai vinto, indomito
cavaliere di mute battaglie.
Ancora si legge uno sfregio
nel tronco
ancora brandisci la spada.

aprile 1988

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[Già pubblicato in forma di bozza con il titolo di Appunti, VIII]

niente di speciale
a dire il vero
occhi bocca e muscoli
come un cuore che pulsa
con il fuoco della carne

ogni tanto nella carne
s’incendiano parole
che la mano dimentica
sul foglio

ma forse quelle pure
sono in prestito

portate dai gabbiani
lungo il fiume
da altri litorali
ben più ampi
con più profondi spazi

con onde lunghe piene d’alghe
che la memoria tiene
fila che s’intessono
a trama della vita

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vado a prendermi il silenzio
il vento nei pini

(l’onda sullo scoglio
le mani sulla faccia
i gomiti sulle ginocchia)

la vita non può essere
un andare e venire
soltanto

(mi prendo
questo tempo)

ma qualcosa che ancora
non so

15-26.3.2008

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Nel bisogno tutto s’amplifica.
Divento fragile, tesa come vetro
tagliente e cattiva.
Una querula
voce d’infante
che pigola.
Mi perdo nei miei labirinti.
Smarrisco il te reale per quello immaginato.
Chiudo fuori la vita.
Maledico il veleno
che m’opprime.

Devo darrmi tempo
e spazio.

I giorni
uno dopo l’altro.

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che cos’è questo sole
che brucia
così forte
nel cuore

la primavera
si distende
radiosa
nei prati

i rami
s’incendiano
di rosa
e di bianco

ma io
che farò
delle mie scarse
parole

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Facevamo a botte:
il modo più semplice
di toccare

E ti sognavo,
la notte,
una canzone in rima
(cuore / amore)

E ancora
non osavo
osar sperare.

7.1.1997

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Il Futuro
non ti guardi con occhio
sospettoso:
la tua anima
è azzurra.

Il Futuro
non ti porti vendette
e disinganni,
ma una lucida spada
di cristallo.

1990

Buon anno nuovo, a chi gradisce l’augurio.

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Seconda versione:

I segni del tempo
sul tuo viso
fanno più morbido
il sorriso

E il bene
che ti porto ora
è forte
più d’allora

15-16.12.2007

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Prima versione:

I segni del tempo
sul tuo viso
hanno reso più morbido
il sorriso

E il bene che ti porto
ora
è più forte
di quello d’allora

15.12.2007

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alla fine ti amo
come quando ogni mattina
vieni al mondo
per lo sguardo che schiuma
dal profondo
e conquista il suo potere
se ogni cosa china
il capo
al volere delle mani
se s’abbandona incerta
a gesti lenti – piani
e sale al tuo richiamo

14.12.1998

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mi dici lo faremo nascere
lo culleremo
in un nido di lana

l’attesa dunque non è
stata vana
misurata la pazienza

24.11.1998

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