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magari un giorno anche per te verrà agosto e te ne starai nel tuo ufficio tutto solo a sfumacchiare e mi penserai e ti domanderai perché da così tanto tempo non condividi i tuoi pensieri con me e allora mi chiamerai e chiacchiereremo di tutto e di niente come solo i vecchi amici sanno fare e l’aria diventerà più dolce nel cielo fuori dalle mura di cemento e intorno ci saranno i voli delle rondini e un vento fresco che precede le stelle e allora magari ti verrà voglia di un buon sigaro in riva al fiume e di rivedere la ruga che ho sulla fronte quando mi appassiono ad un discorso e mi chiederai perché non ci incontriamo una di queste sere… allora nel buio mi sentirai sorridere. e quel sorriso ti arriverà dritto al cuore.

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sollecito nella risposta
l’altra sera mi scrivi
-Oh, dai!-

sottovaluti
i miei imperativi

o piuttosto
il potere che hai

28.7.2008

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Nel bisogno tutto s’amplifica.
Divento fragile, tesa come vetro
tagliente e cattiva.
Una querula
voce d’infante
che pigola.
Mi perdo nei miei labirinti.
Smarrisco il te reale per quello immaginato.
Chiudo fuori la vita.
Maledico il veleno
che m’opprime.

Devo darrmi tempo
e spazio.

I giorni
uno dopo l’altro.

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Ha un profumo il cielo, stasera, di fieno fresco e pioggia lontana, talmente dolce, persuasivo, che non mi provo neppure ad accendere il sigaro, per non inquinarlo.

L’aria è frizzante, la stellata pulita, nonostante le luci della città e degli aerei che s’allontanano rombando.

Seguo quest’orizzonte di suoni e subito sono con te, con il desiderio di condividerlo.

Manca poco all’incontro, eppure mi sembra impossibile che tu questa notte sia dentro una distanza, ancora, una distanza che il mio pudore non riesce a colmare.

Ti penso. Cosa stai facendo ora?

Penso al tuo computer acceso, al bagliore dello schermo nell’ufficio semibuio, agli anelli di fumo oltre la tua testa.

E mi sembra impossibile che i tuoi occhi siano lontani dallo spettacolo che sto assaporando.

Mi maledico perché mi sono votata al silenzio, così non ti scriverò, oggi, come altre volte ho fatto, “Ehi, guarda che cielo, stanotte”.

Annusa che cielo, stanotte.

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