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Tutto inizia da questo post: Forse il problema che Michele definisce “Poetico, meraviglioso, memorabile.”
Ci arrivo tramite AnniKa, che aggiunge “Concordo con Michele.”

A me, invece, sembra un po’ troppo facile.

E’ vero che il quadro della politica e della società, in Italia, è abbastanza desolante, specie per chi, come AnniKa e Michele, ha l’occasione di vivere all’estero, in Paesi più civili, e di fare i debiti confronti.

Epperò, epperò… dire che da noi le persone intelligenti sono una ristretta minoranza, che non ha diritto di cittadinanza e di espressione, che l’unica è gettare la spugna, tutto questo mi sembra ancora più desolante.

Se la nostra “povera patria”, per citare Battiato, è in queste mani è anche perché gli italiani (tanto quelli intelligenti, quanto quelli cretini) sono soprattutto pigri, indolenti, individualisti, rinunciatari e più pronti a criticare che a costruire.

Se non è l’intelligenza che ci manca, se non sono i mezzi (uno tra tanti: quello che stiamo usando), allora mi sa che sono i fini.

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Auto-citazioni sulla vicenda di Benedetto XVI e della Sapienza:

http://filosoffessa.tumblr.com/post/23885599

http://filosoffessa.tumblr.com/post/23889861

http://filosoffessa.tumblr.com/post/23961973

A futura memoria.

[Per lasciare eventuali commenti collegarsi agli articoli citati.]

Mi è capitato di pranzare davanti al telegiornale.

Primo servizio: sciopero.
Contenuti: -Mah, non so, siamo qui, aspettiamo.- -Insomma, io devo andare a lavorare!-
Cambio canale: stessa solfa.
Cambia servizio: la qualità dell’informazione è la stessa.

Spengo la televisione. Accendo il sigaro.
Nuoce meno alla salute.

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I nuovi vicini sono gente dell’Est. Non si sa da dove vengono, né, esattamente, quanti sono.

Ne incontro un paio sulle scale: – Buongiorno -, – Buongiorno -.
E mai che mi venga in mente di presentarmi, di dire benvenuti, se avete bisogno di qualcosa io sto al piano di sopra.

Da quando sono diventata così? O lo sono sempre stata?

Io che dò del lei ai venditori senegalesi (a un italiano darei del lei, quindi mi sembra il minimo).
Mi comporto così perché sono stranieri? O lo farei in ogni caso?

Comincio a pensare oddio non pagano l’acqua e se non pagano le spese?
E se lasciano la spazzatura in giro? Se non puliscono la scala? Se s’installano la cassetta della posta bucando il muro condominiale, senza dir niente a nessuno?

Penserei lo stesso se fossero italiani?

Invece sembrano brave persone. Non si sono ancora ambientate, certe cose non le sanno. E poi c’è la difficoltà della lingua.

Sembrano brave persone. Migliori di noi.

Hanno rastrellato tutte le foglie (nessuno gliel’ha chiesto, noialtri non l’avremmo fatto). La scala profuma di pulito.
Sono più silenziosi, più educati, più ordinati dei loro predecessori lombardi.

E mai che mi sia venuto in mente di dire grazie.

Da quando sono diventata così?

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Diamanti, frammenti di bellezza (sì, è di bellezza che abbiamo bisogno – concordo), nelle maglie della rete.

A te così vicina, da giorni, così dentro le tue parole che quasi le sento mie e non mi capacito di non avere saputo (potuto?) scriverle io stessa.

Ma, come dicevo, tutto scivola via, in queste ore. Non riesco ad afferrarlo.

E allora, di nuovo, ti cito. Ti riporto qui.

Nemmeno io so se i nostri intrecci, le nostre vicinanze, siano reali o virtuali. Se sarebbe (stato) lo stesso ad incontrarci di persona. (Qualche volta l’ho fatto e non è andata come avrei sperato.)

Ma le emozioni sono autentiche. La bellezza è genuina. Scovarla in un blog, in un libro, in un film, in un dipinto, non fa differenza.

O forse sì. La differenza è che con te ne posso discutere, pubblicamente. (Con Hikmet no, ad esempio.) E questo dovrà pure contare qualcosa.

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Così titola Le Figaro.fr in un articolo di attualità economica di oggi.

L’originale è, ovviamente, in francese. Traduco liberamente qualche passo.

“Ieri la Commissione europea ha annunciato che potrebbe aprire un’inchiesta sul fantastico patrimonio immobiliare della Chiesa italiana, che beneficia di privilegi fiscali (…) assimilabili a sovvenzioni di Stato, considerati quindi illegali.
(…) a Roma la Chiesa detiene quasi un quarto del patrimonio immobiliare (…)
Il quotidiano La Stampa calcola che il mancato introito del Comune di Roma sia di circa 20 milioni di euro (…)”

Vi ricordate che Romano Prodi aveva chiesto alla Chiesa di dichiarare peccato l’evasione fiscale?

Adesso posso farmi due risate?

[Via Italieni.it newsletter

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La faccenda della pubblicità indesiderata mi ha seccato, quindi, per il momento, mi trasferisco su Tumblr.

Ovviamente lo strumento è diverso: non un blog in senso stretto, ma un “aggregato” di fonti.

Perciò, d’ora in avanti, quando ascolterò musica su Last.fm [1], aggiungerò un link a del.icio.us, condividerò un post con GoogleReader [2], questi contenuti appariranno immediatamente sotto forma di collegamenti (a volte accompagnati da una breve descrizione) in filosoffessa.tumblr.com.

Quando, invece, scriverò un post vero e proprio, di mio pugno, comparirà su Tumblr sotto forma di articolo commentabile e qui su WordPress come link a Tumblr.

La rubrica Disaggregati prosegue su Tumblr. I post relativi saranno intitolati: [Disaggregati] Titolo dell’articolo. [3]

Dal prossimo post chiuderò i commenti su WordPress.

Ci vediamo di là?

PS. Il feed della nuova casa (che, come ho spiegato, raccoglie tutte le alcune mie “condivisioni“) è: http://feeds.feedburner.com/tumblr/filosoffessa. Ci si può anche iscrivere via e-mail.

[1] Spostata in un link nella colonna di destra del tumblelog.

[2] Spostati nell’apposito box della colonna di destra del tumblelog.

[3] Aggiornamento del 7 dicembre 2007: La rubrica Disaggregati chiude perché il tumblelog è già di per sé un aggregato di fonti diverse.
I post segnalati nell’aggregatore compaiono nell’apposito box della colonna di destra, i disaggregati come post sotto forma di link.

WordPress.com ha un ottimo servizio di protezione contro lo spam, ma poi “spara” spam nei nostri blog, a nostra insaputa.

Tutto è cominciato dalla lettura di un post di Tasti.

Mi è venuta la curiosità di provare se anche Filosoffessa contenesse pubblicità di cui non ero consapevole.

Ecco il risultato, da una ricerca su Google con “orgoglio pedofilo bufala”:

Pubblicità occulta sul mio blog [immagine .jpg – ingranditela alle dimensioni reali e fatevi due risate]

Secondo i Terms Of Service di WordPress io non sono autorizzata ad inserire AdSense di Google o altri aggeggi simili in Filosoffessa.

Evidentemente loro sì. Come si spiega nelle FAQ, ma, ancor meglio, nel blog.

Non discuto più di tanto sulla scelta: in fondo io non pago nulla, quindi non sono di principio contraria a lasciargli mettere un po’ di pubblicità sul mio sito.

Il fatto è che non ne sapevo nulla. E credo di essere in buona compagnia.

Peccato. Uno degli aspetti che apprezzo di più di WP è la mancanza di pubblicità. (Ora dovrei dire: apparente mancanza…)

Un accenno di tutta la faccenda nei Terms Of Service mi sarebbe sembrato quanto meno opportuno.

Nuova pagina per il blog.

Oggi una segnalazione che mi sta molto a cuore, perché tocca i temi della comunicazione e della democrazia.

Per chi volesse abbonarsi a Disaggregati, qui c’è il feed.

Nei pub tedeschi, dopo essersi fatti qualche birra, che, com’è noto, è particolarmente diuretica, si può giocare a un videogioco di auto controllato dal flusso di urina.

Se si perde il controllo (della pipì come dell’auto) il gioco si conclude con un video che invita a non mettersi al volante, perché troppo ubriachi.
Geniale il messaggio di chiusura: “Too pissed to drive? Take a Taxi instead.”

Non perdetevi la presentazione del PISS-SCREEN, che fa molto news di Ferragosto.

Unico neo: per le signorine come la mettiamo?

[Via VisionPost]

Blog e social network, anziché aumentare il pluralismo e il contraddittorio, porterebbero l’individuo a chiudersi “nel guscio dei suoi interessi attuali, senza esporlo mai ad altre informazioni e ad altri punti di vista”.

E’ la tesi di un saggio di Cass Sunstein, intitolato Republic.com 2.0, di cui parla diffusamente Franco Carlini su VisionPost di sabato scorso.

Che abbia ragione Elton John? 😉

L’esecutivo non riesce ad impostare una politica seria contro l’evasione fiscale?
Niente paura. Romano Prodi ha pronta la soluzione.

Basta chiedere alla Chiesa il favore di dichiararla peccato e il gioco è fatto.

Astutamente il premier non rivela quanti Pater Ave Gloria siano necessari per ripulirsi la coscienza.
Forse teme problemi d’ordine pubblico nelle code ai confessionali.

[Fonte: EL PAIS.com di ieri e oggi – via Italieni.it newsletter]

La condizione di crescente “insularità” delle élite significa, tra l’altro, che le ideologie politiche tendono a perdere i contatti con la realtà.
Dal momento che il dibattito politico è limitato, nella maggior parte dei casi, a quelle che sono state acutamente definite le “classi parlanti”, esso tende a crescere su se stesso, a ridursi a un mero insieme di formule.
Le idee circolano esclusivamente sotto forma di pettegolezzi o di riflessi condizionati.
La vecchia contrapposizione tra destra e sinistra ha esaurito la propria capacità di chiarire i problemi e di fornire una mappa fedele della realtà. […]
Gli ideologi di destra e di sinistra, invece di affrontare gli sviluppi politici e sociali che tendono a mettere in discussione le verità rivelate tradizionali, preferiscono scambiarsi reciproche accuse di fascismo e di comunismo, in spregio dell’ovvia constatazione che né il fascismo né il comunismo rappresentano esattamente il futuro. […]

Frammento da: Christopher Lasch, La ribellione delle élite: il tradimento della democrazia, Feltrinelli, 1995, p. 70

“L’inizio tumultuoso della vita democratica porta le prime amarezze, per tante cose che non vanno come, nelle ore dell’attesa, della cospirazione, della lotta, si sperava sarebbero andate.”

Libertà non è quella della democrazia pre-fascista, in cui si poteva “parlar male del governo o leggere nel giornale finanziato dal gruppo A la critica al governo che per il momento fa gli interessi del gruppo B”.

Libertà è partecipare alla gestione del potere “di fatto, e non di nome”.

Bisogna, dunque, epurare totalmente la società italiana dal fascismo, che sopravvive nella “mentalità reazionaria”, “troppo conservatrice” e nella struttura della democrazia statale.

“Non sarebbe ora di iniziare un nuovo costume, proprio in questi giorni dell’insurrezione popolare? Il popolo non è veramente libero se non quando la burocrazia, trincerata dietro la muraglia inespugnabile della procedura e dei regolamenti, è sbattuta fuori… La legislazione nuova dev’essere creata ora, nella stessa prassi insurrezionale: di questo si tratta, e non di applicare ai danni o a vantaggio dei fascisti la legislazione fascista.” [*]

Il “problema del fascismo”, inoltre, non è semplicemente politico: non è sufficiente “avversare… gli uomini del regime e neppure la forma dittatoriale”, occorre, piuttosto, “tenere fede ai grandi valori della cultura europea senza dogmatismo, senza perdersi in vuote formule, senza soffocare in aride sistemazioni ciò che di vivo [può] esserci in tutte le correnti e le esperienze della cultura mondiale.”

Solo così è possibile battere spiritualmente il fascismo “e batterlo in modo costruttivo: creando una cultura che [sia] veramente tale, vasta e insieme profonda e unitaria, agile ma non dilettantesca, critica ma non scettica” [**], popolare non nel senso di divulgativa, ma “accessibile a tutti, non iniziatica”. [***]

Parole scritte appena ieri: sessantadue anni fa.

Buon 25 aprile.


[*] Giulio Preti, L’esperienza insegna, “La provincia pavese”, 04.05.1945, anno I, n. 20, p. 1 e Epurazione, “La provincia pavese”, 25.05.1945, anno I, n. 27, p. 1
[**] Giulio Preti, Antonio Banfi: un educatore, “La provincia pavese”, 29.07.1945, anno I, n. 57, p. 2
[***] Giulio Preti, Praxis ed empirismo, Einaudi, 1957, p. 12

Sono lusingata dal tuo apprezzamento per la mia intelligenza, per la mia capacità di esprimermi.
Ma cosa ti fa pensare che io abbia qualcosa da dire su tutto?

Le mie (poche) idee nascono con grande lentezza.
Richiedono studio, riflessione, metabolizzazione.

Spesso mi ritrovo a dire: “Non lo so ancora”.
Spesso provo il piacere d’imparare.
Assai più raramente quello d’insegnare.

Il mio modo di scrivere, il mio modo di essere, non collimano con i tempi rapidi dell’informazione.
E, in questo, mi ritengo presuntuosamente nel giusto.

Penso che sarebbe meglio rallentare tutti.
Che non sia necessario mantenere questo stile incalzante.
Al contrario, che sia proprio questo stile a circondarci di macerie.

Eppure la sfida me l’hai lanciata lo stesso.
Perché mi conosci bene e sai che, in un modo o nell’altro, cercherò di coglierla.
Perché sai che una delle cose in cui credo con sincera passione è comunicare, è la circolazione positiva del pensiero.

Proprio qui ti vorrei.
Mi piacerebbe averti con me. Nel fare, insieme, come un tempo.

Anch’io ti sfido, allora: ad esserci.
La prossima mossa tocca a te.

L’aria entra dal finestrino e s’avvolge a spirale, scompigliando i pensieri.
Leggo che agli americani serve un libro perché si ricordino di pensare.
Guardo i loro telefilm: sono didascalici. Hanno bisogno che gli si spieghi tutto.
E noi gli andiamo ad assomigliare.

Non reggo la vista di notiziari, blob, report, discussioni e dibattiti da circo equestre.
Non reggo gli slogan: né urlati, né sussurrati, né soavemente digitati sulla tastiera.

Ogni volta che li ascolto, che li vedo, il mio filosofo riecheggia nella mente, come se lo avessi studiato ieri.

Banalizzerò moltissimo il suo pensiero, vittima io stessa, mio malgrado, di quella necessità di sintesi che spesso è un’ottima scusa per mascherare il vuoto spinto delle idee.
A lui non sarebbe piaciuto  affatto.
Ma spero mi perdonerà, un giorno o l’altro, dopo che avrà smesso di rivoltarsi nella tomba.

“L’irrespirabile totalitarismo che imperversa nella democrazia odierna”, scriveva nel lontano 1967 [*], “vorrebbe politicizzare tutto… Il filosofo si deve difendere come può da queste pretese…”

Ormai da tempo abbiamo conquistato una certa eguaglianza economica, che, però, non è di per sé sufficiente a schiudere alle nuove generazioni “le porte della cultura”, che è fatica, studio, disciplina, metabolizzazione “dei padri”, ovvero di una tradizione.

Questa è stata per troppi secoli appannaggio esclusivo delle classi più abbienti ed ora che vi “si affacciano in massa… si trovano davanti ad una cultura che non è stata fatta da loro… né per loro, e che presuppone valori che essi non sanno vivere”. [**]

La delusione determina allora il “risentimento totale: la distruzione totale della cultura e di tutti i suoi valori”.
“… tutti devono essere uguali, tutti devono non pensare, bensì marciare, dimostrare, contestare, rovesciare e incendiare automobili, picchiare la polizia, tutti insieme, con i medesimi slogans, uniti in un’unica mistica persona ribelle…”. [***]

Ecco quindi che la “persona”, intesa come cosmo di valori, come fondamento della moralità, della libertà, dell’autotrascendenza, capace di vivere in modo “autentico”, viene relegata ai margini della società democratica, in cui apparentemente trionfa la “massa”, in cui di fatto trionfano coloro che hanno gli strumenti per accedere al potere, per far valere i propri interessi a discapito di quelli altrui. [****]

Sento sempre più vere queste parole.

O quelle, ben più amare, di Quasimodo.

“Sei ancora quello della pietra e della fionda
uomo del mio tempo”. [°]


[*] Giulio Preti, Un filosofo è un filosofo, “La Fiera letteraria”, 1967, n. 26, p. 53
[**] Giulio Preti, Que serà serà, Il Fiorino, 1971, pp. 15-18
[***] Giulio Preti, Crescete e moltiplicatevi, “La Fiera letteraria”, 1968, n. 34, p. 9
[****] Giulio Preti, La politica non fa la storia, “La Fiera letteraria”, 1967, n. 47, pp. 3-4

[°] Salvatore Quasimodo, Uomo del mio tempo, da Acque e terre, Edizioni di “Solaria”, 1930

C’è una bella differenza.

La stessa che passa tra una vera filosofa e una semplice filosof-fessa.

Con ciò mi taccio e mi rimetto tutta alle parole del n. 150 in questo post: http://akatalepsia.blogspot.com/2007/04/150.html

Oltre che al commento di amalteo, che segue.

Come sicuramente già saprete, dall’ondata di sollevazione generale suscitata dal cetriolone italico sono scaturite due lodevoli iniziative: Scandalo italiano e RItalia Camp.

Dopodomani, 31 marzo, scade il termine per firmare la petizione promossa da Scandalo italiano.

Anche se dubito che la letterina a Prodi sortirà gli effetti sperati (se non altro perché, in base alla legge, per avere accesso agli atti amministrativi occorre essere portatori di un interesse legittimo, cioè ad esempio una ditta esclusa dalla gara per il disegno del logo), mi sembra meno velleitaria della lotta per la salvaguardia della foca ugandese.

Ah, si può pure partecipare al wiki.

Una volta c’era “la posta del cuore”, oggi andiamo verso “la posta di Google”.

Le ultime chiavi di ricerca che hanno indirizzato qualche malcapitato sul mio blog sono state:

  • come scrivere una lettera a mio marito
  • come gestire due figli molto piccoli
  • fuga da scuola + tristezza
  • quando i genitori sanno educare i figli
  • a volte anche i genitori sbagliano
  • adolescenti e ansia quanti sono?
  • quali possono essere gli hobby di un adolescente
  • domande dei figli e paure dei genitori

Il che non mi pare proprio incoraggiante.
Cioè mi sembra piuttosto triste e preoccupante che queste domande vengano rivolte ad un motore di ricerca anziché ad altri esseri umani: amici, parenti, consulenti dei servizi sociali, associazioni di sostegno presenti nei vari Comuni o circoscrizioni, al limite persone conosciute in forum o gruppi di discussione specifici…

Sono alquanto a corto di argomentazioni, anche perché reduce da un convegno milanese che ha prosciugato le mie già labili facoltà mentali, ma ho la fastidiosa sensazione che in tutto questo ci sia qualcosa di profondamente sbagliato.
Che ci fa del male.

Spero di aver torto.