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Il cielo è di nuovo sgombro e le montagne si stagliano, nitide, a chiostro della mia terra.
Quando i giorni sono così, chiari, scavati dalla luce, mi sembra di poter tenere insieme tutti i frammenti.
Che la felicità di averti conosciuto, di incontrarti, di pensare a te, sia più eterna del tempo, più vasta dello spazio che ci separano.

Soundtrack: Archive, Now and Then

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(…)

Di chi è questo cuore che batte
più forte delle voci e dell’ansito?
è tuo è della città è della notte
o forse è il mio cuore che batte forte?

Dove finisce la notte
dove comincia la città?
dove finisce la città dove cominci tu?
dove comicio e finisco io (…)?

Frammento da Nazim Hikmet, Berlino 1961, in Poesie d’amore, traduzione di Joyce Lussu, Mondadori, 1963, p. 100

Soundtrack: Natalie Merchant, Thick As Thieves

IV.

L’odore dei pini
nelle ventate del finestrino.

Tutto è proprio
come allora:
il mare,
il traghetto,
mio padre che fuma
sul molo
e quella luce profonda
che scava i contorni,
quel vento di spezie
ch’è solo dell’isola.

Mi si sfila la strada
da sotto le ruote
mentre trema l’asfalto,
lontano.
Il tempo
gira veloce
quanto i ricordi
finché durano i pini.

18.6.1996

Ovunque tu sia, oggi, padre. Il tuo spirito è qui.

Porto ancora le ferite, nel dorso della mano, nel polso.
Guardo le cicatrici cambiare colore, mentre la pelle s’arrossa e comincia a scottare.

Posso ancora decidere di partire.
Guidare un paio d’ore finché il paesaggio non corruga e chiese spuntano in cima alle rocce e pascoli s’allargano verdissimi, la terra smossa, pettinata dai trattori.

Posso ancora bere. Cenare.
Uscire nella notte a caccia di stelle, sulle strade buie e silenziose dei monti.

Posso addormentarmi nel caldo del pomeriggio, stordita dal vento e dalla luce.
Bere alla fontana, con l’acqua che scivola nel collo.

Posso tornare al mio balcone.
Scrutare il futuro, all’orizzonte. Pensare che forse voglio un figlio.

Soundtrack: James Taylor, You Can Close Your Eyes

(…)
il concetto di razza è stato creato dall’uomo, non dalla natura, anche se tendiamo a non vedere le cose in questo modo e anzi consideriamo le razze analogamente alle specie, ossia corrispondenti a fatti oggettivi profondi della realtà. In un’indagine condotta sull’intero territorio nazionale è stato chiesto agli statunitensi se condividessero la seguente affermazione: -Due persone della stessa razza saranno sempre geneticamente più simili rispetto a due di razze diverse.- Gran parte degli adulti intervistati si è detta d’accordo, anche se l’affermazione non è vera. Per capire perché, basterà tornare al concetto di razza intesa come famiglia: mio figlio è forse geneticamente più simile a qualsiasi altro Bloom di quanto lo sia rispetto a qualsiasi altro non Bloom, compresa sua madre? Due membri scelti a caso della stessa razza sono, addirittura, geneticamente più diversi di quanto un membro medio di una razza lo sia da un membro medio di un’altra.
(…)
la razza non è semplicemente una cattiva idea: è una cattiva idea profondamente radicata.

Da Paul Bloom, Il bambino di Cartesio: la psicologia evolutiva spiega che cosa ci rende umani, Il saggiatore, 2005, pp. 60-61

Il vento che raduna le nuvole, pastore del proprio gregge, mi mette voglia d’andare.

Taglio per i miei stenti campi.

Ormai così pochi che posso abbracciarli tutti con lo sguardo. Tracciare la linea immaginaria con cui li percorrerò, disegnando un circolo perfetto, per tornare sui miei passi.

Cammino. Sono qui e contemporaneamente altrove.
Nel presente e nel passato, che si fondono, in un’allucinazione.

Conto i giorni, ormai.
Pochi passi fino alla prua del traghetto. E giusto un braccio d’acqua, prima d’incontrare faccia a faccia i miei fantasmi.

Quelli che mi svegliano quasi ogni giorno, alle prime luci dell’alba, ora che l’estate è vicina. Con l’oppressione nel petto, presagi di sventura e un’ansia senza nome.

Ho provato a chiamarla: nostalgia, esilio, separazione. Sangue dei miei avi lontani da una patria, che sconto nel mio.

Ma non so se davvero sia questo. O altro. Che è rotto, separato, scisso.
E che solo l’amore sconfinato per la vita tiene insieme.

la strada che non
ho preso
la percorro con la mente
ti dico
insegnami
e poi
abbracciami

la strada che non
hai preso
ti precede nel futuro
mi parli
con la musica
e se rispondi
anch’io

Soundtrack: Lamb, Gabriel

la mia spiaggia si chiama galboka

mia nonna aveva una casa a cinque minuti dalla spiaggia
dalla finestrella della cucina guardavo il mare

tra la casa e la spiaggia c’erano solo stoppie, cespugli, un sentierino
il profumo del rosmarino, dell’alloro e del mirto
pecore
sole e cielo

naturalmente adesso è un po’ cambiata, già lo era l’ultima volta che ci andai
ora lo sarà ancora di più
ma resta comunque bellissima
e tranquilla
soprattutto all’alba, al tramonto e la notte

non so se hai mai fatto il bagno la notte, senza la luna
l’acqua ha una strana luminescenza verdastra
quando nuoti sembra piena di scintille
una delle sensazioni più belle provate nella vita

a galboka ho fumato lunghe ore e pensato
seduta sulla scogliera
sotto i pini

a galboka ho imparato a nuotare
mi sono tuffata, rosolata nel sole
ho giocato
dormito all’ombra e sognato

a galboka mi sono rotolata
per la prima volta
con un uomo

un tizio di montevarchi, mio vicino di casa in croazia fin dall’infanzia
ritrovato ogni estate
fino a quella, fatidica, della lotta a cuscinate nella sua camera da letto
dell’inseguimento delle lucertole sui muretti a secco
delle nottate trascorse in spiaggia

senza nessun controllo, nessun obbligo, nessuna preoccupazione

ovviamente, come si confà a storie di questo tipo,
da allora, il tizio di montevarchi, non l’ho più rivisto

mai più rivisto, né sentito
eppure ci sono tornata molte altre volte a nerezine
e sua nonna sempre aveva la casa vicino a quella della mia
ma di lui nessuna traccia

un’immagine rimasta ferma nel tempo

chissà dove sarà ora
impegnato con chi, in che cosa

lo spero felice
sorridente e spiritoso come l’ultima volta che lo vidi
quasi vent’anni fa

ecco, tra tutto il resto, cosa ci sta dentro la mia isola

in quel cuore salato di ricordi che costituiscono il mio paradiso
quel filo di ricordi che riaffiorano
per un profumo, una folata di vento, uno squarcio di azzurro del cielo

o quando decido di condividerli con qualcuno