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Sì, dovresti preoccuparti.

Invitarmi ad uscire, portarmi a cena, offrirmi un sigaro comprato apposta.

Appoggarmi una mano sulla spalla e dirmi che non sei bravo con le parole, ma sei qui per me.

Soundtrack: Bruce Springsteen, Reason To Believe

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magari un giorno anche per te verrà agosto e te ne starai nel tuo ufficio tutto solo a sfumacchiare e mi penserai e ti domanderai perché da così tanto tempo non condividi i tuoi pensieri con me e allora mi chiamerai e chiacchiereremo di tutto e di niente come solo i vecchi amici sanno fare e l’aria diventerà più dolce nel cielo fuori dalle mura di cemento e intorno ci saranno i voli delle rondini e un vento fresco che precede le stelle e allora magari ti verrà voglia di un buon sigaro in riva al fiume e di rivedere la ruga che ho sulla fronte quando mi appassiono ad un discorso e mi chiederai perché non ci incontriamo una di queste sere… allora nel buio mi sentirai sorridere. e quel sorriso ti arriverà dritto al cuore.

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sollecito nella risposta
l’altra sera mi scrivi
-Oh, dai!-

sottovaluti
i miei imperativi

o piuttosto
il potere che hai

28.7.2008

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Il cuore sa.

Ma, come una bambina, ho sempre bisogno di conferme, di attenzioni, di carezze.

E’ cosa nota.

Tra le tante, ho anche la fortuna della tua pazienza.

Soundtrack: Coldplay, Don’t Panic

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Mi sembra di aspettarti per secoli, pregustando l’incontro successivo.

E infine rivedersi, chiacchierare, riabbracciarsi è sempre una questione di secondi

nel tempo fatto di attimi
e settimane enigmistiche.

Sotto la luna del jazz

And now hear me, jazz,
I whisper I love you, I whisper I love you.

Soundtrack: Paolo Conte, Sotto le stelle del jazz

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Anche il sigaro più buono ha un gusto migliore chiacchierando con te.

Soundtrack: Norah Jones, Toes

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I rami stiracchiati contro il cielo, il rombo dell’ingorgo, i cartelloni lampeggianti, il vento che precede un temporale.
E poi occhi e sorrisi e strette di mano. Ricordi impetuosi. Affinità, intimità, condivisione.
Alla fine tutto questo. In un abbraccio.
Mentre mi allontano le luci dell’aeroporto sono una magia.

Soundtrack: Nick Drake, At The Chime Of A City Clock

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Se solo sabato avessi potuto fermare il tempo.
Afferrare in eterno l’istante in cui mi riempivo gli occhi del tuo volto, di quel che tu, vero, sei nella vita vera.
In cui m’addolcivo il cuore con la tua voce, il tuo sorriso, il tuo calmo incedere nel mondo.

Le onde sono ancora alte. Ogni volta è così.
I giorni scivolano rapidi, come una corrente, eppure sembrano non passare mai.
Tutto di te soffia nelle grotte del mio spirito, tutto mi riporta al nostro incontro, anche se i ricordi si allontanano.

Sono in esilio, sono in terra straniera.
Lontana da me stessa vado in cerca di parole che trattengano le immagini e facciano più dolce lo schiaffo dell’acqua sulla riva.

Soundtrack: Rhapsòdija Trio, La bella del reame

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Se solo ieri fossi venuto con me, a camminare sui miei sassi, a guardare le mie onde, ad ascoltare i miei pini, a nominare le costellazioni dietro il convento dei frati.

Ma non ci sei venuto dieci anni fa. Non ci sei venuto ieri. E non credo che ci verrai mai.

L’universo del reale e quello del possibile corrono paralleli, solo raramente s’intersecano. Quasi mai per volontà nostra.

Così resterai ciò che sei per me, ciò che sei sempre stato e sempre sarai.
La strada che non ho preso, la vita che non ho vissuto.
Perché non basta sceglierla, la realtà, deve soprattutto accadere.

Ma il vero te, che ogni tanto nel desiderio si smarrisce per quell’altro, il vero te rimane. E mi è vicino.

Domani calpesteremo altri sassi, guarderemo i vortici nella corrente del fiume, ascolteremo i pioppi sulla riva, nomineremo le stelle dal balcone della mia casa silenziosa.

Non confondo più il reale col possibile.
Ho il tuo bene. Così come sei, per quello che sei.

Mi piego alla forza che ci lega nonostante ciò che non è stato, grazie a ciò che è stato, a ciò che deve ancora venire, per quanto il futuro ci darà.

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Io e te, seduti sotto un cielo d’aprile.

Il privilegio del tuo affetto. E di poter essere me stessa.

Tu vali ben di più di quanto sei disposto a credere.

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Altra visitina al pronto soccorso, la gola è come piombo fuso, in cui mi accoglie l’infermiere di un anno fa.

Ritorno all’ospedale il giorno dopo.

Attendo nella sala che durante la polmonite m’era sembrata il tetto del mondo ed ora è solo squallida. La primavera splende tutta oltre i vetri opachi.

Il cortisone mi rimette abbastanza in sesto da poter partecipare alla festa di anniversario, ieri. Al pranzo con gli amici, alle capriole dei cuccioli sulla spiaggia in riva al Po.

Manchi, come sempre. Manca il tuo sigaro e anche il mio, oggi, in un giorno di cristallo in cui tira un vento teso, da molo di Marina. Non si fuma dopo la colata di piombo.

Dicono che domani pioverà. Pioverà tutta la settimana.

Non vedo l’ora che sia domenica.

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Poesia illegittima

Quella sera che ho fatto l’amore
mentale con te
non sono stata prudente
dopo un po’ mi si è gonfiata la mente
sappi che due notti fa
con dolorose doglie
mi è nata una poesia illegittimamente
porterà solo il mio nome
ma ha la tua aria straniera ti somiglia
mentre non sospetti niente di niente
sappi che ti è nata una figlia.

Vivian Lamarque, da Poesie 1972-2002, Mondadori, Milano, 2002

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Nel bisogno tutto s’amplifica.
Divento fragile, tesa come vetro
tagliente e cattiva.
Una querula
voce d’infante
che pigola.
Mi perdo nei miei labirinti.
Smarrisco il te reale per quello immaginato.
Chiudo fuori la vita.
Maledico il veleno
che m’opprime.

Devo darrmi tempo
e spazio.

I giorni
uno dopo l’altro.

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silenzio
sprofondo dentro il silenzio

fossati cancelli contrafforti
come il castello dall’altra parte del fiume

(circondami con le braccia
deporrò le armi)

(dimmi che mi vuoi bene
le mura si sgretoleranno)

(costruiscimi un ponte per varcare l’orgoglio
mi farò coraggio)

la tua mano gentile
sulla fronte
e non ho più difese

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Ha un profumo il cielo, stasera, di fieno fresco e pioggia lontana, talmente dolce, persuasivo, che non mi provo neppure ad accendere il sigaro, per non inquinarlo.

L’aria è frizzante, la stellata pulita, nonostante le luci della città e degli aerei che s’allontanano rombando.

Seguo quest’orizzonte di suoni e subito sono con te, con il desiderio di condividerlo.

Manca poco all’incontro, eppure mi sembra impossibile che tu questa notte sia dentro una distanza, ancora, una distanza che il mio pudore non riesce a colmare.

Ti penso. Cosa stai facendo ora?

Penso al tuo computer acceso, al bagliore dello schermo nell’ufficio semibuio, agli anelli di fumo oltre la tua testa.

E mi sembra impossibile che i tuoi occhi siano lontani dallo spettacolo che sto assaporando.

Mi maledico perché mi sono votata al silenzio, così non ti scriverò, oggi, come altre volte ho fatto, “Ehi, guarda che cielo, stanotte”.

Annusa che cielo, stanotte.

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Un nuovo incontro, simile a tanti altri, diverso da tutti gli altri.
Ricordo quelli passati.
Attendo i molti che verranno.

“rinnovamento dei miei giorni / simili gli uni agli altri / differenti gli uni dagli altri // (…) Il miracolo del rinnovamento, mio cuore, / è il non ripetersi del ripetersi.”
Nazim Hikmet, Concerto in Re minore n. 1 di J.S. Bach, da Poesie d’amore, Mondadori, 1963

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L’intervento è venerdì. L’anno scorso mi hai portato bene. Ho voluto vederti prima.

L’auto attraversa un muro di pioggia, nella notte. Metto un po’ di musica. Faccio sempre fatica ad ingranare. Mi sembra di avere un milione di cose da dirti, dall’ultimo incontro, e di non ricordarmene nessuna.

Ti guardo fare people watching, nel locale. Osservo ogni tua minima espressione. Mi sembra di conoscerti a memoria, ma tutte le volte scopro qualcosa di diverso, qualcosa che ancora non so.

Sei stanco, credo, oppure distratto dai tuoi pensieri. Eppure sei gentile. Resti fino a tardi.

Vorrei salutarti con più affetto. Dirti almeno una di quel milione di cose che sento galleggiare dentro di me. Ma nessuna delle parole che ho usato fino ad ora, e sono tante, mi soccorre.

Un bacio frettoloso dentro il buio. La promessa di un viaggio. E il futuro ancora tutto avanti.

Soundtrack: James Blunt, Cry

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Seconda versione:

I segni del tempo
sul tuo viso
fanno più morbido
il sorriso

E il bene
che ti porto ora
è forte
più d’allora

15-16.12.2007

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Prima versione:

I segni del tempo
sul tuo viso
hanno reso più morbido
il sorriso

E il bene che ti porto
ora
è più forte
di quello d’allora

15.12.2007

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Non so dove fossi, negli ultimi tre mesi.

Ma non importa.

Sono contenta che tu sia tornato.
(E di aver visto una stella cadente il 4 dicembre).

Soundtrack: The Notwist, Consequence

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Ieri tornavo a casa ad un’ora insolita: era ancora il tramonto.
Il vento aveva ripulito il cielo e le montagne scintillavano nella luce.

Nel cd avevo la musica che abbiamo ascoltato con le tue foto dell’Africa.
(Avevo pensato subito, sentendola, che fosse una colonna sonora perfetta per quelle immagini.)
Così continuavo a vedermele di fronte, come diapositive proiettate nella mente, in mezzo al mio viaggio.
I paesaggi sterminati, i volti dei bambini, le capriole intorno al pallone.

Un’auto. (Qui.)
(Click.)
Un elefante. (Là.)

Uno spruzzo di neve. (Click.) La scuola in mezzo alla savana.
Una nuvola. (Click.) La fila di jeep nere sull’orizzonte sconfinato.
Un cartello. (Click.) L’elicottero che si alza in volo.
La spazzatura ai bordi della strada. (Click.) Il camion gremito di gente che va la mercato.

Pensavo che ci sono decine di posti in cui non andrò mai.
Ma mi piace sentirli raccontare, da te che ci sei stato.
E non m’importa che la mia fetta di mondo sia così sottile, se posso guardare coi tuoi occhi.

Soundtrack: Agricantus, Hawa

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